A mia memoria, l’ultima, pesantissima, minaccia di Feltri è il primo ricatto a mezzo stampa. E condotto neanche in modo tanto ermetico, bensì palese, manifesto, alla luce del sole. O chini la testa o saranno guai, basta «ripescare un fascicolo a luci rosse del 2000, meglio non risvegliare il can che dorme». Oggetto del ricatto è il presidente della Camera, Gianfranco Fini, divenuto bersaglio per le sue prese di posizione tutt’altro che collimanti con quelle del presidente del Consiglio.
Si può definire «giornalista» un personaggio del genere? No, ovviamente. Ed allora, a parte i risvolti penali, dovrebbero intervenire quelli che io ritengo quasi dei fantasmi, cioè gli Ordini professionali, quelli regionali e quello nazionale. Non solo sul direttore del «Giornale» ma anche sui suoi vice e sui membri del comitato di redazione. Aver accettato o accettare un così evidente tentativo di estorsione non può certamente passare sotto la voce ormai frusta che i direttori, essendo vicini alle stelle rappresentati dagli editori, possono fare quel che vogliono.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
Mentre l'editoria italiana continua a confrontarsi con la diminuzione delle copie vendute, la contrazione degli…
Fosca Bincher su Open ha pubblicato una notizia probabilmente sottovalutata, che merita una riflessione che…
Il mondo dell'editoria italiana torna a interrogarsi sul rapporto tra proprietà dei giornali, potere economico…
Bisogna finanziare di più e meglio i giornali italiani: ne è convinta Alessandra Costante, la…
Non è mica finita la querelle tra Fatto Quotidiano e Leonardo Maria Del Vecchio. L’imprenditore…
La crisi dell'editoria non conosce confini e, dopo anni di difficoltà per i giornali italiani,…