Sciopero giornalisti Repubblica: il problema non è chi compra, ma chi vende

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I giornalisti di Repubblica hanno dichiarato due giorni di sciopero per l’opacità della trattativa tra la famiglia Agnelli e il gruppo Antenna Group, controllato dalla famiglia Kyriakou, possibile acquirente della testata.

Lo sciopero, proclamato senza preavviso, segnala un livello di tensione molto alto all’interno della redazione e arriva in un momento già delicato per i conti del gruppo Gedi.

Colpisce, tuttavia, un elemento di fondo: nel dibattito pubblico l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sull’affidabilità dell’acquirente, mentre restano sullo sfondo le enormi responsabilità del venditore.

La famiglia Agnelli rappresenta storicamente uno dei principali gruppi industriali italiani. Proprio per questo, le scelte strategiche compiute negli ultimi anni hanno avuto un impatto che va ben oltre il perimetro societario delle singole partecipazioni. Il ridimensionamento della presenza industriale nel settore automobilistico in Italia, la progressiva delocalizzazione produttiva e le trasformazioni societarie culminate nella nascita di Stellantis hanno inciso in modo significativo sull’assetto industriale del Paese.

Il tracollo del valore di Stellantis di cui si parla in questi giorni incide sicuramente sul patrimonio degli Agnelli, dei soci e dei risparmiatori che hanno investito nel gruppo. La decisione di chiudere linee produttive, stabilimenti incide, direttamente o indirettamente, su tutto il sistema Paese

Giornali compiacenti hanno esaltato anni fa le strategie di Sergio Marchionne, decantando i pullover e la presenza tutti i giorni e tutto il giorno in azienda. Il manager è stato rappresentato come una sorta di salvatore dell’industria italiana, mentre ha semplicemente salvato il patrimonio della famiglia, anzi ne ha incrementato il valore con una serie di operazioni finanziarie. Operazioni che hanno avuto sempre come comune denominatore la riduzione della quota di produzione di automobili in Italia. Il manager aveva dichiarato che l’elettrico non aveva futuro; una visione strategica che ha precorso il fallimento del modello industriale. Ma il racconto è stato sempre lo stesso e per anni John Elkann è stato visto come l’emblema dell’imprenditore vincente. La squadra di famiglia ha vinto nove scudetti di fila, la gran parte applicando sempre la lora regola che il diritto vale si, ma fino a un certo punto. La residenza fiscale trasferita in Olanda, colpa del sistema fiscale italiano, ritenuto iniquo da una famiglia che ha sempre avuto lo Stato come socio unico quando ha dovuto trasferire sui conti pubblici le casse integrazioni. Addirittura, le residenze personali in Svizzera per ridurre le imposte sulla successione.

Alcune vicende recenti, oggetto anche di attenzione giudiziaria, contribuiscono a rendere più articolata la valutazione pubblica di quella stagione. Eppure, fino a tempi molto recenti, ogni iniziativa strategica della famiglia veniva letta prevalentemente in chiave di innovazione e modernizzazione. Anche nel settore editoriale, l’ingresso e la successiva riorganizzazione del gruppo Gedi erano stati presentati come l’avvio di una nuova fase ad alta concentrazione tecnologica, capace di traghettare i giornali verso il futuro digitale.

La realtà, però, appare oggi diversa. Il gruppo Gedi è stato progressivamente ridimensionato, con cessioni e riorganizzazioni che ne hanno ridotto il perimetro originario. Le ricadute di queste scelte sono state significative per le redazioni e per i territori in cui le testate locali rappresentavano un presidio informativo essenziale.

In questo contesto si inserisce lo sciopero di Repubblica. Poco si sa del potenziale acquirente greco; le informazioni disponibili sono ancora parziali e frammentarie. È comprensibile che una redazione chieda trasparenza su un passaggio proprietario così delicato. Ma la domanda di fondo resta: la crisi attuale è davvero il frutto dell’incertezza sull’acquirente, o è l’esito di un processo di smantellamento deliberatamente avviato da tempo e condotto senza alcun vincolo.

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