Editoria

Scacco agli affari d’oro dei pirati del web: 45 indagati, perquisizioni in tutta Italia

Dalla pirateria arrivavano nelle casse dell’illegalità circa 15 milioni di euro al mese. La scoperta della polizia postale che questa mattina ha avviato un’imponente operazione contro la pirateria audiovisiva in tutta Italia.

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Catania ha permesso di scoprire, in tutto il territorio nazionale, una rete vasta e capillare che offriva pacchetti streaming illegali a dieci euro. Il “pezzotto” era offerto via internet grazie a una rete di siti che rilanciavano streaming illegali. Il meccanismo è stato scoperto grazie al lavoro di oltre 200 specialisti che hanno lavorato in sinergia per fare luce sull’evoluzione della pirateria nelle frontiera digitale. L’organizzazione aveva utilizzato uno schema a piramide. “In tale modo – hanno fatto sapere gli agenti della polizia postale -, i contenuti protetti da copyright vengono, dapprima acquistati lecitamente, come segnale digitale, dai vertici dell’organizzazione (le cosiddette “Sorgenti”) e, successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica ed organizzativa, vengono trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio/video, trasmessi attraverso una fitta intelaiatura criminale ad una rete capillare di rivenditori ed utenti finali, dotati di connessione internet domestica ed apparecchiature idonee alla ricezione (l’ormai noto “Pezzotto”)”.

A Messina la scoperta di maggior rilevanza: la “sorgente” peloritana avrebbe immesso sul mercato pirata l’80% dei contenuti illegali sull’intero mercato nazionale. Per espandere i loro affari, si sarebbero avvalsi dei social network, tra cui l’onnipresente Telegram ma anche Whatsapp e Facebook, dove – con l’utilizzo di bot – promuovevano la loro attività cercando nuovi “clienti”.

Due conti in tasca all’organizzazione ricostruiscono l’imponente giro d’affari. L’abbonamento (illegale) veniva venduto a dieci euro al mese ed erano stati acquistati da 1,5 milioni di utenti. I conti sono presto fatti. quindici milioni netti al mese, una cifra che su base annua diventa astronomica.

L’operazione ha visti impegnati gli agenti di undici Compartimenti regionali della Polizia Postale (Catania, Palermo, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Ancona, Roma, Cagliari, Milano, Firenze, Venezia) che operando sul territorio di 18 province, hanno smantellato la complessa infrastruttura criminale, sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico. Gli indagati sono 45 che a vario titolo dovranno rispondere delle ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzato alla commissione dei delitti di accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza, di  frode informatica aggravata dall’ingente danno arrecato e di abusiva riproduzione e diffusione a mezzo Internet di opere protette dal diritto di autore e opere dell’ingegno.

Una importante “centrale” è stata individuata nella città di Messina, la sua disattivazione e sequestro ha fatto rilevare che essa gestiva circa l’80% del flusso illegale IPTV in Italia.

L’associazione per delinquere si basa su uno schema piramidale e vede il sinergico operare di diversi soggetti i quali, pur non essendo personalmente noti gli uni agli altri, si legano stabilmente per costruire i vari tasselli della struttura illecita.

Le perquisizioni in ogni parte d’Italia, dal Nord al Sud: da Roma a Verona, da Napoli a Catania, da Salerno ad Agrigento, Bari, Siracusa, Messina, Taranto, Fermo, Pisa, Pistoia, Milano, Potenza e fino a Cagliari.

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