“Io sono artefice del mio destino, ma chi è il vero artefice del destino della Rai?”. Con questo interrogativo, e con un ricordo dei suoi inizi in Rai, Michele Santoro ha aperto l’ultima puntata di Annozero. “Caro Garimberti – dice il conduttore, rivolgendosi al presidente della Rai – se io fossi in lei non mi preoccuperei di ciò che sto per dire ma di quello che lei sta per fare”.
Chi è l’artefice che impedisce ad Adriano Celentano, da più di cinque anni, di fare un programma per la Rai? Io sono della Rai, ma il Consiglio d’amministrazione della Rai, è della Rai?” si chiede ancora Santoro. “All’annuncio del mio possibile passaggio a La7 – continua il conduttore -, il titolo di Telecom Italia Media è volato in Borsa. Seppellite così tutte le polemiche sul mio stipendio. Per mesi sono stati diffusi tutti i dettagli, onde alimentare la macchina del fango. Io sono della Rai ma sono anche figlio di un dipendente delle Ferrovie, che ha cresciuto cinque figli con il frutto del suo lavoro. Voi avete una visione della vita per cui esistono i ricchi e i poveri, e i ricchi devono fare la carità ai poveri, mentre nella mia visione della vita c’è la dignità del lavoro. La dignità del lavoro è la prima condizione della libertà. Quando si attaccano quelli come me, che sono arrivati dove sono arrivati essendo figli di macchinisti delle Ferrovie, si attacca il diritto di gente come mio padre ad avere un sogno”.
“Siamo l’unico paese in cui l’arbitro della comunicazione è espresso dai partiti, uno scandalo mondiale. Si può resistere all’Agcom, si può sopportare. Ma non si può sempre resistere, anche quando la Resistenza è finita. Io non voglio essere più in onda solo perché lo hanno deciso i giudici. Se in tribunale avessi vinto, per me sarebbe stata comunque una sconfitta. Perché ero lì, graziato da una sentenza delle toghe rosse”.
“Ho firmato un accordo che metteva fine alla vicenda giudiziaria. Ma in questo accordo c’è scritto, a caratteri cubitali: ‘Santoro può continuare a collaborare con la Rai’. Continuare a collaborare… anche da domani – ripete Santoro, scandendo bene ogni parola – allora, caro presidente Garimberti, la faccia questa discussione nel cda. E vorrei capire: una trasmissione come questa, la volete o no? Vorrei che questa posizione – insiste, rivolgendosi a Garimberti – la prendesse pubblicamente. Io non ho ancora firmato con nessun altro editore. Da domani, teoricamente, potrei essere disponibile a riprendere questo programma al costo di un euro a puntata nella prossima stagione”. (Repubblica.it)
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