Sigfrido Ranucci non lascia il giornalismo. Almeno così dice lui. E anzi lo ribadisce anche dopo il flop del ricorso relativo al reintegro nella redazione di Report. Lui fa spallucce e replica, tra le righe di un messaggio inviato al Festival Rumore di FanPage a Roma, a chi lo vorrebbe già impegnato a organizzarsi la campagna elettorale e l’ingresso in politica. “Dobbiamo essere più partecipi nel difendere il nostro diritto a essere informati, difendere la stampa accreditata, perché dobbiamo fare delle scelte consapevoli e non consentire a nessuno di farci essere infelici”, ha affermato l’ormai ex volto di Report.
Che ha proseguito analizzando lo scenario globale dell’informazione. “Dal 2000 l’informazione a livello mondiale è stata sottoposta e colonizzata dai social e dalle piattaforme”. Quindi ha citato: “Giorni fa l’istituto di ricerca della Reuters ha detto che per la prima volta nella storia dell’umanità la maggior parte mondo si informa attraverso i social, il web”. Per Ranucci siamo di fronte al “punto di non ritorno”. E quindi spiega: “Questa notizia ci deve far preoccupare, il fatto che venga scelto come punto e bacino centrale dell’informazione una sorta di bibliotecario ubriaco. Perché spesso la notizia che sta più in alto non è quella vera, ma la più cliccabile”.
Vero. Così come è condivisibile la notazione che segue: “Vedo una massa di contenuti che viene dalla Silicon Valley e non ha nulla a che vedere con il nostro mondo. Si parla di divieto di diritti alla parità di genere, di politiche contro l’immigrazione e di negazione del cambiamento climatico per mano dell’uomo che punta a far implodere l’Europa. Queste piattaforme le abbiamo elette come luogo di informazione”.







