Le parole di Sigfrido Ranucci sul bando Tgr e i giornalisti “deportati” alle sedi regionali riescono nel mezzo miracolo di unire sulla stessa parte della barricata addirittura Usigrai e Unirai. Le due voci dei lavoratori di viale Mazzini, che non si sono mai risparmiati colpi e contumelie, sulla vicenda hanno le idee chiare. E, per una volta, abbastanza “sovrapponibili”. Usigrai ha duramente rimproverato il direttore di Report: “Abbiamo sempre difeso Report e Sigfrido Ranucci, dagli attacchi della politica, di chi vorrebbe silenziare il programma e le sue inchieste, dalle intimidazioni e dagli ignobili attentati. E continueremo a farlo, perché pensiamo che Report e la sua redazione siano un patrimonio del Servizio Pubblico. Un patrimonio esattamente come lo sono le tante giornaliste e giornalisti delle redazioni regionali della Rai, che oggi Ranucci, ancora una volta, denigra”. E quindi: “Per questo crediamo che le parole del conduttore di Report siano inaccettabili. Nelle sedi regionali non si viene deportati- termine a dir poco infelice e soprattutto irrispettoso per coloro che la deportazione, quella vera, l’hanno subita – ma si entra, grazie all’impegno di Usigrai, per selezione e non per chiamata diretta”. Un caso che riguarda “centinaia di colleghi e colleghe” che “hanno portato aria nuova e professionalità nella Tgr con i concorsi pubblici del 2015 e del 2019”. E che “hanno avuto percorsi giornalistici di primo piano, a livello nazionale e internazionale, prima di entrare in Rai”. La chiosa è serrata: “E alla Tgr sono arrivati con spirito costruttivo e un bagaglio di esperienze da condividere. Colleghi e colleghe che chiedono e meritano rispetto”.
Unirai attacca a muso duro: “127 giornalisti finalmente liberi. Altro che deportati. Il contratto garantisce piena autonomia e un percorso professionale. Unirai Liberi Giornalisti Rai -Figec esprime la propria indignazione per le parole del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci che definisce deportazione l’assunzione di 127 giornalisti precari destinati alla Tgr. Tutti finalmente avranno un contratto, un tesserino, regole certe ed un percorso professionale dopo anni di incertezze”. Altro che chiacchiere. All’Unirai proseguono: “La Tgr non è un lager e non ci sono deportati. Le parole del collega Ranucci inoltre feriscono chi ha subito il dramma vero della deportazione e tutti i circa 800 giornalisti che già lavorano nelle sedi regionali”. Unirai, inoltre, ha ribadito di aver “preteso la regolarizzazione dei contratti atipici applicati nella rete e, oggi, chi legge le parole di Ranucci, può capire il valore liberatorio di questa grande iniziativa”. La conclusione è netta: “Basta ai condizionamenti legati al rinnovo delle collaborazioni”.







