Non c’è fine alla polemica su Ranucci. Il conduttore di Report ha pubblicato, nelle scorse ore, un intervento a sua difesa firmato da Beppe Giulietti, già segretario Usigrai ed ex presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. Secondo cui “l’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Walter Lavitola era nota dal novembre 2023, data della famigerata audizione, processo, farsa nella sede della commissione di Vigilanza”. E ancora. “Fu la seduta del senatore inquisitore con la carota in mano e della manifestazione di tante associazioni a difesa di Sigfrido Ranucci, di Report, della Costituzione. In quella sede proprio Gasparri pose la domanda a Ranucci, vicino a lui siedeva Paolo Corsini”. E ha spiegato ancora. “Ranucci – ha aggiunto Giulietti – rispose e ricordò che Lavitola era ben noto a Gasparri, essendo stato candidato alle europee da Forza Italia. Come mai la notizia non suscitò scalpore? Dove stavano i vertici di Telemeloni e il loro Comitato etico? In quel momento dovevano ancora lasciar lavorare Lavitola? Quanta spazzatura devono ancora raccogliere dai secchi”.
Quindi Giulietti aveva aggiunto. “Siamo certi che gli inquirenti troveranno il mandante del mandante, e non lo troveranno tra i bidoni della spazzatura, ma esaminando con attenzione le inchieste sulla strage di Bologna, sul nesso tra mafia servizi deviati, fascisti, sull’assassinio di Piersanti Mattarella, su Falcone e Borsellino. Già allora volevano la testa di Ranucci e di Report, altro che Lavitola. Già che ci siamo il cosiddetto Comitato etico potrebbe farci sapere chi ha distrutto Rai3 e chi ha sfumato i fischi alla alla Meloni a Taranto”.
Parole che hanno fatto infuriare (anche) l’Unirai. Già, in una nota l’associazione che si riconosce nel sindacato Figec ha replicato alle parole dell’ex segretario di Usigrai. “C’è un passaggio dell’articolo di Giuseppe Giulietti rilanciato da Sigfrido Ranucci sui suoi account social che, per la sua gravità, non può essere ignorato”. Eccolo. “Nel testo dell’ex segretario Usigrai, ex Presidente Fnsi, ex parlamentare di sinistra si concentra il fuoco dell’accusa sulla Rai e sui suoi vertici, arrivando a insinuare che l’Azienda avrebbe dovuto intervenire e chiedersi se si dovesse ancora lasciar lavorare Lavitola. Una rappresentazione che sorprende: nel mirino finiscono la Rai, i suoi vertici e, inevitabilmente, tutti i lavoratori dell’Azienda”. E dunque: “Ma Lavitola? La domanda è inevitabile, soprattutto considerando che Valter Lavitola è indicato dagli inquirenti come presunto mandante dell’attentato e ha ammesso di averlo commissionato”.
Per il sindacato la questione è chiara e Unirai “non accetta che la Rai venga trasformata, attraverso insinuazioni e allusioni, da azienda che subisce e deve accertare i fatti a soggetto messo all’indice. Quando si mette sotto accusa la Rai, si colpisce anche la reputazione delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il Servizio Pubblico”. Per questo Unirai Figec “prende le distanze dalle gravissime affermazioni rilanciate da Ranucci e chiede alla Rai di tutelare con fermezza la propria reputazione e quella dei suoi dipendenti”. La richiesta è netta e la domanda è “agli organismi aziendali competenti di verificare se tale condotta sia compatibile con il Codice Etico Rai, con gli obblighi connessi al ruolo ricoperto e con i principi del Servizio Pubblico. La Rai non è il nemico. La Rai è chi ci lavora”.







