Editoria

Rai Way, Anzaldi attacca: “Cessione? Operazione miope”

Rai Way, la polemica continua: Anzaldi al vetriolo “vendere è operazione miope”. Per il commissario di Italia Viva, l’ipotesi di cedere le quote di partecipazione nella società di infrastrutture della comunicazione rappresenterebbe una scelta di corto respiro.E perciò incomprensibile alla luce del fatto, secondo Anzaldi, che Rai Way ha conti in ordine e che ogni anno “genera ricchi dividendi”. La scelta del governo e del management Rai, dunque, potrebbe trasformarsi in un boomerang per l’azienda di Stato. E per queste ragioni, intervistato da Milano Finanza, Anzaldi si è dichiarato preoccupato sul futuro di Rai Way.

 

Già nelle scorse settimane l’esponente politico di Italia Viva aveva fatto sentire la sua voce sul tema. Aveva stigmatizzato il progetto di cessione ventilato dal ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Secondo Anzaldi “la vicenda della cessione delle quote di maggioranza di Rai Way  da parte della Rai mette a rischio un patrimonio pubblico come gli impianti di trasmissione tv del servizio pubblico radiotelevisivo”. Oggi la posizione è rimasta sostanzialmente la stessa, specialmente alla luce delle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Rai Way in sede di audizione in commissione Rai.

 

Anzaldi ha tuonato. “Risulta ancora più incomprensibile la motivazione che sta dietro l’intenzione manifestata dalla Rai di vendere ulteriori quote dell’azienda, fino addirittura a passare dall’attuale 65% al 30%. Significherebbe, peraltro, incassare oggi ma perdere i dividendi di domani e dei prossimi anni, una media di 20 milioni all’anno, quindi un’operazione miope”. E quindi ha bollato l’operazione come “una cessione autorizzata da Palazzo Chigi con un Dpcm pasticciato, scritto e firmato senza spiegazioni pubbliche e trasparenti, con il Parlamento che lo ha appreso dai giornali”.

 

Per il deputato Iv: “Ad oggi l’unica motivazione plausibile che sta dietro la cessione è quella del semplice fare cassa. La Rai non può e non deve in alcun modo cedere nulla finché la Vigilanza non avrà dato il via libera al Contratto di Servizio, come ha ribadito anche il ministro Giancarlo Giorgetti in audizione in commissione e come prescrive la nostra Risoluzione, e dopo il via libera al Contratto di Servizio sarà tutto da vedere che sia opportuno cedere una parte dei gioielli di famiglia dell’azienda”. E dunque: “Sul Dpcm credo che il presidente Mario Draghi sia finito vittima dei suoi stessi uffici, perché non posso credere che una persona così rispettosa del valore del patrimonio pubblico potesse autorizzare una semplice operazione di cassa della Rai, che invece di tagliare gli sprechi e ridurre le spese inutili intende far quadrare il bilancio vendendo un pezzo peraltro molto rilevante di bene pubblico”.

Luca Esposito

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