Editoria

Rai, ok dal Cda allo schema di contratto di servizio ma è polemica

Il Cda Rai ha dato il via libera allo schema del nuovo contratto di servizio. L’azienda esulta: “L’iter procedurale prevede che il testo sia ora trasmesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy alla Commissione Parlamentare di Vigilanza, per l’acquisizione del relativo parere, all’esito del quale il CdA Rai e il Mimit saranno nuovamente tenuti ad esprimersi per un’approvazione definitiva entro il termine del 30 settembre, scadenza del Contratto di Servizio attualmente in vigore”.
L’amministratore delegato Roberto Sergio ha poi comunicato al Consiglio che Rai ha deciso di recedere da Ter, in quanto metodo di rilevazione non accettabile per un servizio pubblico. In una nota, l’ad ha spiegato: “Sarà assicurato l’impegno da parte dell’azienda a tutelare e a valorizzare nell’applicazione del contratto di servizio quella che è la grande tradizione del servizio pubblico nel campo del giornalismo di inchiesta”.

Ma la polemica è servita. Il problema sta nella mancata “valorizzazione” riconosciuta al giornalismo d’inchiesta. L’Usigrai attacca duramente e il segretario Daniele Macheda denuncia: “I nuovi vertici della Rai proprio non ce la fanno. Riportare dentro al contratto di servizio l’impegno a valorizzare la tradizione del giornalismo di inchiesta del servizio pubblico evidentemente è un problema per una dirigenza che per legge e per mandato risponde ormai solo alle indicazioni del governo. Non bastano impegni a tempo presi sulla parola da chi ha già nel mandato la sua data di scadenza. Il contratto di servizio che si andrà a sottoscrivere impegna la Rai fino al 2028 quando a guidarla ci saranno altri dirigenti. Se si crede nell’importanza del giornalismo di inchiesta si rimetta nel testo, altrimenti si abbia il coraggio di dire che lo si vuole togliere”. Macheda ha concluso ringraziando chi si è opposto allo schema proposto al Cda: “Bene ha fatto il consigliere votato dai dipendenti, Riccardo Laganà, a marcare con un no alla bozza di contratto di servizio, la distanza da scelte che tradiscono il senso del servizio pubblico – per sua natura universale – e portano la Rai sempre più verso un mandato che si riconosce solo dalla parte di chi governa”.

Luca Esposito

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