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RAI: IN PIAZZA I LAVORATORI DELL’AUDIOVISIVO. INTANTO SI “SALVA” 90° MINUTO, MA NON QUELLI CHE IL CALCIO

«Se la tagli non vola più; cambiamo la Rai; delocalizziamo la Lei». Sono stati questi gli slogan della manifestazioni di ieri a Piazza Montecitorio. Alle 17.30, in uno dei luoghi più significativi della Capitale, si sono riuniti i lavoratori del settore audiovisivo. L’obiettivo è denunciare il logorante immobilismo del Governo, del Parlamento e della stessa azienda di fronte al progressivo impoverimento dell’offerta. In effetti i tagli alla Rai sono stati ingenti. Tra il piano “Salva Rai” dell’anno scorso e la manovra-bis di quest’anno (resa necessaria dal crollo della raccolta pubblicitaria del primo trimestre del 2012), la Rai ha tagliato circa 150 milioni di euro.
Sono stati penalizzati tutti i settori. Anche se non mancano “accanimenti misteriosi” come il maxi-taglio al Tg3 (che ha fatto infuriare il direttore Berlinguer) e il forzato “dimagrimento” del settore audiovisivo. Sono stati tolti più di 5 milioni di euro tra Rai Cinema e Rai Fiction, nonostante pare che ogni euro investito nel settore della creazione culturale ne produca 2,1. E proprio per contrastare queste riduzioni di budget decine di associazioni di categoria e di sindacati dei lavoratori non giornalisti, tra cui l’Anica, l’Atp, l’Art, l’Anac, l’Aidac, 100autori, la Slc-Cgil hanno deciso di protestare. In particolare l’Anica e l’Apt (le sigle più importanti del settore audiovisivo), di concerto con le Associazioni degli Autori e dei Sindacati, hanno stilato un programma per l’immediato rilancio: investimenti per idee, contenuti, autori e modelli produttivi nuovi che sfruttino le potenzialità della rete; contratti migliori senza «pratiche vessatorie e unilaterali che la Rai impone nei rapporti con i produttori, gli autori e i lavoratori e in tema di diritti»; nuovo Contratto di Servizio 2013-2015 che rilanci l’industria dell’audiovisivo; riforma dell’attività regolamentare dell’Agcom «in relazione al monitoraggio delle quote di investimento e programmazione della fiction d’acquisto che tuteli realmente le opere europee, le produzioni indipendenti e le coproduzioni».
Hanno aderito alla manifestazioni anche Articolo 21; Moveon Italia, Usigrai, Amc, Documentaristi Anonimi. In effetti lo scontento è globale. Infatti solo pochi giorni fa i dipendenti del servizio pubblico hanno sfiduciato i vertici dell’azienda tramite un referendum.
Nelle ultime ore, sempre in casa Rai, sponda Rai Sport, c’è stato un altro avvenimento di rilevo. La tv di Stato si è accordata con la Lega di serie A per i diritti tv del calcio – dunque trasmissioni come 90° Minuti, La Domenica sportiva e Tutto il calcio minuto per minuto – dovrebbero essere salve. Il rischio di non rivederle più è stato forte. La Lega chiedeva 25 milioni di euro. La Rai ne offriva poco più di 14. Ben due aste sono andate deserte ma alla fine l’accordo si è trovato. Per il triennio 2012-2015 la Rai ha acquistato i diritti per 14,3 milioni di euro (11,3 per la tv e 3 per la radio) riuscendo a risparmiare ben 10 milioni rispetto al costo all’ultimo triennio, in cui ne ha spesi 24. Tuttavia non è mancato un “doloroso” compromesso: non sono stati rinnovati i diritti tv pre-gara. In altre parole tra le 13,30 e le 18,15 non “non si può parlare di calcio”. Questo significa che Quelli che il calcio, non potendo dare l’esito delle partite, con molta probabilità non andrà in onda.
Siamo di fronte ad una Rai che anziché rinnovarsi e affrontare il futuro cerca di sopravvivere con qualche “rattoppo” che, sebbene ben cucito, tradisce un tessuto sfilacciato.

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