Categories: Radio/TV

RAI: IN CANTIRE LA RIFORMA MONTI

Efficienza, governabilità, competitività e austerità. Questi i principi cardine della Rai che vuole Monti, a sua immagine e somiglianza. Belle parole che dovranno tradursi in fatti entro il 15 febbraio. Entro tale data il premier dovrà, insieme al ministro Passera, confezionare un disegno di legge (basterebbe anche un intervento mirato sullo statuto Rai) per la “rifondazione” della governance di Viale Mazzini.
Il governo vorrebbe un supermanager, o meglio un ad con ampi poteri, tra cui la possibilità di fare nomine e approvare palinsesti senza dover “elemosinare” voti in cda, ma anche grosse responsabilità. L’amministratore generale dovrà rispondere in prima persona dei risultati e dell’andamento generale dell’azienda. Resta comunque il dubbio di chi dovrà nominare tale figura. Per quanto riguarda il cda dovrebbe essere ridotto. Dai 3 ai 5 membri, rispetto ai 9 attuali. Il consiglio dovrà svolgere “noiose” mansioni di routine e sarà convocato periodicamente; tuttavia potrà sfiduciare, in caso di mancanze, l’ad.
L’ipotesi commissariamento sembra decaduta del tutto e anche la privatizzazione si allontana. Al massimo di Viale Mazzini saranno venduti immobili preziosi, ripetitori e anche singole reti in modo da liberare frequenze.
Il governo ci sta mettendo la buona volontà, ma un ruolo decisivo lo avrà il Parlamento che rimane spaccato. Il Pdl non perde l’occasione per sbandierare le sentenze della Corte Costituzionale che limitano i poteri dell’esecutivo. Al massimo si può ragionare sul numero dei consiglieri, come ha affermato l’ex ministro Paolo Romani ieri ad Agorà. Per il resto neanche a parlarne.
Il Pd e il Terzo Polo invocano un atto di forza del governo. Bersani ha dichiarato che il suo partito non parteciperà a nessuna nomina se rimarrà in vigore la Gasparri. Ma anche il segretario del Pd sa bene che per cambiare una legge ci vuole tempo e il cda scade a fine marzo.
Anche se il governo dovesse affrontare l’ostracismo del Parlamento avrà sempre 3 carte da giocare: la nomina di un consigliere quale rappresentante del Tesoro, la partecipazione alla nomina del dg e del presidente. In un cda ristretto 3 membri sarebbero fondamentali.
Intanto la Lega, piazzato Casarin a direttore dei Tgr, torna a fare opposizione a tutto spiano. Il Carroccio non partecipa al dibattito sulla nuova governance, piuttosto preferisce dare una mano a Libero per condurre una campagna anticanone. «Non pagate il disservizio pubblico». Questo è il motto dei leghisti. Come se non ci fossero abbastanza evasori: 1 italiano su 3 non paga il canone. Un altro problema che il governo è chiamato a risolvere.
Egidio Negri

editoriatv

Recent Posts

ChatGPT entra nei messaggi privati del Mac: comodità enorme, ma la privacy diventa il vero problema

L’intelligenza artificiale sta progressivamente uscendo dalla finestra del chatbot per entrare nelle applicazioni che utilizziamo…

6 ore ago

L’Australia galvanizza la Fieg: “Legge simile anche in Italia”

L'approvazione del News Bargaining Incentive, la legge grazie a cui l'Australia costringerà Big Tech a…

8 ore ago

Australia, approvata la legge che obbliga le Big Tech a finanziare l’informazione

L’Australia ha approvato definitivamente il News Bargaining Incentive, la nuova normativa destinata a riequilibrare i…

1 giorno ago

Editoria locale, l’Europa apre una nuova strada agli aiuti pubblici: meno burocrazia per sostenere giornali e informazione nei territori

L’Europa sembra aver compreso che per salvaguardare l’informazione locale non basta riconoscerne il valore democratico…

1 giorno ago

Apple cambia il “Non tracciarmi” su iPhone: la privacy resta, ma in Europa cambia il modo di chiedere il consenso

Per milioni di utenti iPhone è diventato uno dei messaggi più riconoscibili legati alla privacy.…

2 giorni ago

Gli avvocati di Ranucci avvisano la Rai: “Ogni iniziativa sarebbe inquinata da falsità”

L’avvocato di Sigfrido Ranucci mette le mani avanti: se la Rai lo caccia, ogni decisione…

2 giorni ago