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RAI E CONTROLLO POLITICO. IL FATTO ACCUSA, L’AGCOM REPLICA

Oggi in Cda Rai le nuove linee guida approvate dall’Agcom: un organismo politico sanzionerà le voci fuori dal coro. La rinascita del MinCul-Pop fascista è nascosta tra le pagine delle linee guida approvate dall’Agcom. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato da ‘Il Fatto’, cui è seguita la replica dell’Agcom che ha spiegato i motivi per cui le accuse apprese da “alcune” fonti giornalistiche sono infondate.

“Innanzitutto – replica l’Agcom in una nota – la previsione di un organismo di valutazione riguarda esclusivamente la qualità dell’offerta dei programmi e non l’informazione radiotelevisiva. Si tratta di una previsione che era già contenuta nelle linee guida e nel contratto di servizio della Rai per il triennio 2007-2009 e l’organismo esterno di valutazione della qualità ivi previsto si è già costituito alla fine del 2007.
Le nuove linee guida rafforzano anzi l’indipendenza di tale organismo, il quale sarà nominato dall’Autorità d’intesa con il Ministero, mentre il contratto di servizio attuale prevedeva che il presidente del Comitato fosse direttamente nominato dal Ministero. Le nuove linee guida prevedono inoltre che i risultati delle rilevazioni dovranno essere resi pubblici e che sul grado di soddisfazione degli utenti dovranno essere ascoltate periodicamente le associazioni dei consumatori.
Sul tema del cosiddetto “Qualitel”, l’Autorità si è in questi anni sempre impegnata attivamente, convinta che la qualità dell’offerta radiotelevisiva costituisca un fine strategico e un tratto distintivo del servizio pubblico. Generi come il teatro, la musica classica, i programmi culturali sono spariti dal servizio pubblico. Pretendere un servizio pubblico di qualità come in Inghilterra o Francia non è una censura dell’informazione che, anzi, nelle linee guida viene valorizzata, anche con riferimento agli atti d’indirizzo della Commissione parlamentare di vigilanza. Si tratta quindi di una questione di civiltà democratica e di rispetto per i cittadini che pagano il canone, come da sempre sostenuto dal Consiglio nazionale degli utenti”.

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