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Privacy e Redditometro. Come tutelarsi dal fisco

Il Garante della privacy vuole vederci chiaro sul nuovo redditometro. L’esito dell’istruttoria è destinato a concludersi entro la metà di ottobre. Anche se proprio ieri – a quanto apprende Il Sole 24 Ore – il collegio dell’Authority ha esaminato i primi risultati sulla base del dossier inviato prima della pausa estiva dall’agenzia delle Entrate.
Sotto osservazione ci sono soprattutto due aspetti. In primo luogo, la profilazione dei contribuenti, vale a dire essenzialmente le modalità con cui sono stati costruiti gli identikit e l’attribuzione delle spese. L’altra questione molto significativa su cui il Garante si è riservato di approfondire riguarda la qualità dei dati presenti in Anagrafe tributaria, che consente di ricostruire l’effettiva capacità contributiva per metterla poi a confronto con i redditi dichiarati e valutare l’effettivo scostamento. Solo il via libera della Privacy permetterà così all’agenzia delle Entrate di procedere con l’invio su ampia scala delle lettere di invito al contraddittorio che dovranno raggiungere 35mila contribuenti.
L’approfondimento dell’Authority presieduta da Antonello Soro dovrà portare all’emanazione di un provvedimento. La prassi nei casi in cui si procede a una profilazione è quella di una verifica preliminare sulla modalità studiata o utilizzata per arrivarci in modo da riscontrare il rispetto del Codice della privacy e poi procedere a una sorta di via libera preventivo. Una cautela in più, insomma, per garantire il corretto trattamento dei dati personali dei contribuenti. Anche l’aspetto della qualità dei dati, però, assume tanta più rilevanza se si pensa che la circolare 24/E/2013 sul nuovo redditometro ha indicato le spese certe, quelle per elementi certi oltre a risparmi e investimenti come gli elementi impiegati per la selezione dei soggetti a maggior rischio-evasione da sottoporre a ulteriori controlli. E le spese certe sono gli indicatori che già risultano in Anagrafe tributaria o perché comunicati dai contribuenti stessi attraverso le dichiarazioni dei redditi o perché comunicati da soggetti esterni (uno degli esempi è lo spesometro per lo shopping di lusso oltre i 3.600 euro).
A questo proposito, vale la pena ricordare che la commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria alla fine della scorsa legislatura aveva messo in guardia proprio sulla “pulizia” e, di conseguenza, sul rischio errori che caratterizzano i dati nel cervellone del Fisco. Oltre a mappare ben 128 banche dati, la relazione finale della commissione guidata da Maurizio Leo aveva messo, infatti, in evidenza la mancanza di standard omogenei di raccolta e classificazione da parte dei diversi soggetti coinvolti, con conseguenti difficoltà nella ricostruzione della posizione di un contribuente (si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 24 dicembre 2012). L’istruttoria del Garante è stata avviata sulla base dei documenti e delle informazioni trasmesse (tra luglio e agosto) da parte delle Entrate. L’esame di ieri, quindi, rappresenta un crocevia importante per arrivare a un parere definitivo nell’arco di meno di un mese. La deadline ipotizzata al momento è la metà di ottobre. (fonte parz: sole24ore)

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