Editoria

Pirateria, la Finanza “chiude” 32 canali Telegram

Scacco alla pirateria, la Guardia di Finanza scopre e chiude trentadue canali Telegram che diffondevano giornali. L’operazione è stata condotta dalle fiamme gialle del nucleo speciale beni e servizi e ha impattato su diversi hub multimediali e social, da Twitter e fino al “solito” Telegram, passando per Facebook e Instagram. In queste piattaforme venivano “spacciati” giornali a un pubblico stimato in circa mezzo milione di lettori “a scrocco”.

Sui canali venivano diffusi quotidiani, riviste specializzate in barba al lavoro di giornalisti, grafici, addetti alla distribuzione ed edicolanti. Un danno incalcolabile perché oltre a quantificarsi il vivo costo delle mancate entrate c’è da contare la circostanza, non da poco, relativa all’aumento delle materie prime. In primo luogo la carta, dunque il costo di energia e carburanti che sta mettendo davvero alle strette un settore già prostrato da un crisi decennale.

Ma gli inquirenti hanno affermato che occorre prestare molta attenzione a “fornirsi” di giornali tramite questi canali Telegram che praticano la pirateria. Non soltanto perché ci si espone al rischio di vedersi appioppare multe salatissime. Difatti, per “monetizzare” (non si fa nulla gratis, specialmente la pirateria) sui canali Telegram dedicati spuntano link che indirizzano a fantomatiche offerte commerciali. Cliccando su questi, ci si espone al rischio del furto dei dati personali. Oppure si sottoscrivono pagamenti indesiderati o, ancora, si incappa in vere e proprie truffe telematiche.

Si tratta dell’ennesima operazione della Finanza sul fronte delicatissimo del contrasto alla pirateria sui canali web, Telegram in particolare. L’impegno delle forze dell’ordine resta altissimo: i pirati mettono a serio rischio la sopravvivenza dei giornali e (credere di) risparmiare il prezzo di copertina significherà, presto, uccidere le testate a cui si è “affezionati”.

Luca Esposito

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