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PDL CONTRO PD SULLA RIFORMA DELLA RAI. INTANTO LIBERO CONTINUA AD ATTACCARE L’AZIENDA CHE PUBBLICA NON È

Maurizio Gasparri frena «fantasie e velleità che verrebbero stroncate in un decimo di secondo». Il capogruppo Pdl al Senato non perde occasione per ribadire i limiti di Monti facendosi scudo delle sentenze della Corte Costituzionale. «Monti sa bene quali sono i limitatissimi ruoli del governo e il fondamentale ruolo del Parlamento». Per Gasparri (foto) sarebbe inammissibile, anzi addirittura illegale un intervento del governo. Da man forte l’ex ministro delle comunicazioni, Paolo Romani, anch’esso del Pdl. «Un ragionamento sulla governance può essere fatto solo nei termini e nelle sedi opportune, senza furie riformatrici. Il governo non deve invadere il Parlamento, garanzia della sovranità popolare, come il servizio pubblico».
Dunque per il Pdl la Rai va bene così com’è. La proroga di Maccari al Tg1 con l’opzione di recesso senza penale sembra perfetta. Dovesse rientrare Minzolini sarebbe semplice ripristinare i vecchi equilibri. Inoltre la promozione del leghista Casarin a direttore del Tgr rende il blocco Pdl-Lega compatto all’interno del cda dove, dopo le dimissioni di Rizzo Nervo, rimane solo Van Straten a rappresentare direttamente il Pd.
Ma il centrosinistra non si arrende e continua a picconare. Bersani ha affermato che non rimarrà con le mani in mano. Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, parla di Rai occupata e dichiara: «Gasparri ci risparmi dichiarazioni ipocrite e ridicole minacce al governo».
L’Usigrai si schiera dalla parte del Pd e spera in una legge che elimini le logiche partitiche. «Si può pensare a scenari in cui le nomine in Rai vengano fatte non direttamente dai partiti ma da realtà come l’Agcom, e anche a un processo di democratizzazione per cui le proposte vengono, almeno in parte, proposte “dal basso”. La nostra campagna “Riprendiamoci la Rai” va in questa direzione», ha dichiarato Carlo Verna, segretario dell’Usigrai.
Intanto, ‘Libero’ continua a marciare contro Viale Mazzini. Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha recentemente sottolineato che lo spot sul canone, che ha anche suscitato polemiche per la comparsa di papa Wojtyla, è stato appaltato ad un’azienda esterna, la McCann Erickson, ed è costato ben 300mila euro. Non finisce qui. Libero non ha potuto sorvolare anche sul compenso di Celentano (il “molleggiato” ci costerà circa 750 mila euro) per Sanremo. Il ragionamento di Libero è il seguente: la Rai giustifica il prezzo asserendo che la presenza di Celentano aumenta il pubblico e di conseguenza la pubblicità è pagata di più; quindi più incassi. Libero ci ricorda che questi sono i diktat delle tv commerciali. Dunque per il giornale di Belpietro la Rai non è pubblica e quindi il canone non dovrebbe esistere.
Vallo a spiegare che la Rai è un’azienda “bifronte” sia pubblica che privata; che è ente pubblico, ma segue le norme delle S.p.a.; che è posseduta dal governo, ma dipende dal Parlamento, che dovrebbe essere superpartes, ma è governata da esponenti dei partiti.
Egidio Negri

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