Il primo tech-president della storia americana, che nella campagna elettorale aveva puntato fortemente sui nuovi «media» digitali e sulle reti sociali come Facebook, riscopre la centralità dei giornali di carta e per la prima volta si dice pronto a intervenire per aiutare la stampa in crisi: sgravi fiscali agli editori che sceglieranno di trasformare le loro società in no prqfit.
Potrebbe essere l’ordinaria furbizia del politico che cerca di mettersi in sintonia col suo interlocutore: il presidente Usa parlava coi giornalisti di due quotidiani regionali, il settore più colpito da un calo degli introiti pubblicitari che ha già provocato la chiusura di testate gloriose. Ma Obama è andato molto oltre. Ha detto di soffrire di una sorta di dipendenza fisica dalla carta stampata, ma soprattutto ha sostenuto che la funzione di informare l’opinione pubblica non può passare integralmente ai blog, al mondo della Rete: non basta e può perfino essere controproducente. «Non possiamo affidare tutto alla blogo-sfera — dice il leader americano — serve un puntiglioso controllo dei fatti e la capacità professionale di inserirli nel giusto contesto. Altrimenti tutto quello che rimarrà saranno persone che gridano una contro l\’altra nel vuoto, senza un vero sforzo di mutua comprensione».
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