Fra speranza di trasparenza ed endemiche logiche spartitorie. Anche in Rai domina la liturgia dei curricula. Lo si sa da un po’. Sono mesi che fuoriescono curricula alla spicciolata. Tra i primi a candidarsi ufficialmente sono stati Santoro e Freccero. Non sono mancate neanche candidature provocatorie come quella del Mago Zurlì in coppia con Topo Gigio.
Il Consiglio è scaduto da più di un mese se si considera l’approvazione del bilancio. Sono più di due, invece, dalla scadenza formale della fine di marzo. Periodicamente si rimandano le decisioni che contano. Solo tanti buoni propositi. E poi basta. Ad iniziare da Monti che rilancia timide proposte di rinnovo. Tuttavia anche il premier sembra in balia dei partiti. I media sono troppo importanti per essere soggetti a decisioni tecniche. Agcom e Privacy docet!
Ricordiamo come funziona il meccanismo di nomina. Al Tesoro (e quindi a Monti) spettano due consiglieri, tra cui il presidente. Quest’ultimo deve avere il consenso del due terzi della Vigilanza la quale nomina gli altri sette. E poi c’è il dg. Anche questo viene indicato dal governo, ma deve avere la fiducia del cda.
Come scegliere i futuri consiglieri della tv di Stato? Con un attento esame dei curricula. Speriamo non sia la stessa strategia con cui dovevano essere nominati i membri delle Autorità, Agcom e Privacy, elette ieri.A partire da oggi «i parlamentari della Vigilanza potranno consultare nel proprio portale intranet i curricula inviati dai cittadini che intendono candidarsi alla carica di consigliere Rai». Lo ha comunicato ieri il presidente della commissione, Sergio Zavoli. I curricula dovranno pervenire entro le ore 15 del giorno precedente la convocazione della Commissione come seggio elettorale.
Fino ad ora pare che siano 12 i curricula arrivati ufficialmente in Vigilanza. Lo afferma un funzionario anonimo della stessa Commissione. Inoltre, sempre secondo la fonte, i curricula saranno a diposizione dei membri della commissione, ma non disponibili pubblicamente, «perché non si tratta di un concorso e dunque manca la disciplina alla quale attenersi. E poi c’è un problema di privacy dei dati sensibili».
Intanto fra tante proposte di trasparenza, meritocrazia e di indipendenza l’assemblea dei azionisti della Rai è stata rimandata al 13 giugno.
«Ề un problema politico. Finché non si scioglie quel nodo, la commissione non voterà», afferma un addetto ai lavori. Altro che riforma.
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