Non c’è dubbio che Paolo Romani sia un fedelissimo di Berlusconi e la sua nomina a ministro dello sviluppo economico ha sollevato molte critiche. “Con la nomina di Paolo Romani allo Sviluppo economico, ottiene il rango di ministro uno degli autori della legge Gasparri”, ha commentato Vincenzo Vita, deputato del Pd e componente della commissione di Vigilanza per la Rai. “Seppure si tratti – continua Vita – di una persona di notevole conoscenza dei settori della comunicazione, indubbiamente capace, la sua scelta rappresenta una volta di più il trionfo del conflitto di interessi del presidente del Consiglio”.
La scelta di Paolo Romani come ministro dello Sviluppo Economico è stata considerata “pessima” dal Codacons perché “in qualità di viceministro ha condiviso tutto quanto fatto dal suo predecessore Scajola e personifica, quindi, la gestione fallimentare di questo ministero chiave che finora non solo non ha proceduto alle auspicate liberalizzazioni, ma le ha addirittura ostacolate, come nel provvedimento sul caro carburanti che prevede addirittura prezzi fissi per 7 giorni, facilitando così eventuali accordi collusivi tra le compagnie”.
Per Enrico Letta, vicesegretario del Pd, “la nomina di Paolo Romani è avvenuta fuori tempo massimo perché il ministero ha già perso tutte le principali competenze. 154 giorni sono serviti ad una sostanziale disarticolazione del ministero. Il quale è stato smembrato, sono andati pezzi a Tremonti, pezzi a Fitto, pezzi a Prestigiacomo e pezzi alla presidenza del Consiglio.
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