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L’ITALIA FANALINO DI CODA NELLA CORSA ALLA BANDA LARGA

È stata presentata oggi l’ultima rilevazione ufficiale in ambito Ue compiuta dall’Ecta, associazione degli operatori “non incumbent”. L’analisi mostra un’Europa della banda larga a due velocità. Una parte viaggia ad una velocità da mercato maturo che cresce ad un tasso medio del 10% mentre due grandi Paesi, l’Italia e la Germania sono quasi fermi. Nella prima metà dello scorso anno l’Italia è cresciuta del 3%, ossia meno di un terzo della media europea, la Germania appena dell’1%. Le linee Dsl in Italia a metà 2007 erano 7,38 milioni, un tasso di penetrazione dei collegamenti a banda larga del 16,5%, agli ultimi posti nell’Ue, prima solo di Portogallo e Grecia. Sia la Francia che la Gran Bretagna hanno visto forti accelerazioni nella crescita dei nuovi accessi grazie all’apertura del mercato del cosiddetto Ull, l’unbundling, ossia la possibilità di affittare dall’incumbent, l’ultimo miglio di rete in rame, la parte non replicabile di una rete di tlc. In Italia l’Ull c’è già da diversi anni ma non è bastato a far decollare il mercato. E ora non può più contare sul suo effetto di novità. In Italia e in Germania il mercato di Internet veloce presenta un grado di apertura alla concorrenza di gran lunga inferiore rispetto al resto d’Europa. Nel nostro Paese il mercato è fermo a causa delle pratiche anticoncorrenziali di Telecom Italia che sembra più interessata a riconquistare gli utenti dei servizi a banda larga dei suoi concorrenti che a conquistare gli utenti ancora fuori dal mercato. La situazione potrebbe migliorare con la separazione funzionale della rete annunciata da Franco Bernabè. Telecom ha subito una condanna l’anno, dal 1995 al 2007, per comportamenti anticoncorrenziali. Senza che questo abbia cambiato il suo modo di agire e il suo modo di rapportarsi alle regole. Ciò che Viviane Reding rimprovera all’Italia è che abbiamo le regole migliori d’Europa ma non le facciamo rispettare.
Fabiana Cammarano

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