L’intelligenza artificiale fa affari con le notizie, ma gli editori non sanno ancora quanto valgono

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L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato dell’informazione, ma gli editori non sanno ancora quanto valgano economicamente i propri contenuti per le piattaforme tecnologiche. È uno degli aspetti più significativi che emergono dal nuovo rapporto internazionale Monetisation for the AI Age, pubblicato l’8 ottobre dalla FIPP, l’organizzazione mondiale dell’editoria periodica oggi integrata nell’ecosistema WAN-IFRA. Lo studio, realizzato da Ricky Sutton, analizza come le imprese editoriali stiano cercando nuove fonti di ricavo in un mercato nel quale pubblicità, abbonamenti e rapporti con le piattaforme digitali stanno cambiando rapidamente.

Il rapporto prende in esame i risultati finanziari di otto grandi gruppi editoriali quotati, confrontando il peso della pubblicità, degli abbonamenti, delle attività commerciali digitali e degli accordi economici con le società di intelligenza artificiale. Il quadro che emerge è quello di un settore nel quale non esiste più un modello di business valido per tutti.

Le differenze sono notevoli. La pubblicità rappresenta il 15% dei ricavi di News Corp, mentre arriva al 54% per Ziff Davis. Gli abbonamenti e le altre entrate provenienti dai lettori pesano per il 18% nel caso di People Inc, ma raggiungono il 70% per il New York Times. Numeri che dimostrano come la sostenibilità dell’editoria dipenda sempre più dalla capacità delle singole aziende di costruire un rapporto economico diretto con il proprio pubblico.

La vera novità riguarda però il mercato delle licenze per l’intelligenza artificiale. Secondo il rapporto, cinque degli otto gruppi analizzati ricevono già pagamenti da società AI, ma nessuno comunica pubblicamente l’ammontare preciso di questi ricavi. Allo stesso tempo, cinque gruppi sono coinvolti in controversie legali contro aziende come Google, OpenAI, Microsoft o Perplexity, senza aver finora ottenuto risarcimenti nell’ambito delle cause considerate dallo studio.

Si sta quindi formando un nuovo mercato, ma manca ancora uno degli elementi fondamentali per il suo funzionamento: la trasparenza sui prezzi. Gli editori concedono l’utilizzo dei propri contenuti attraverso accordi riservati, mentre le società tecnologiche acquistano l’accesso a notizie, archivi e informazioni necessarie per sviluppare i propri servizi.

La conseguenza è che non esiste ancora un riferimento economico condiviso per stabilire quanto debba essere pagato un contenuto giornalistico utilizzato dall’intelligenza artificiale. I grandi gruppi possono negoziare direttamente, mentre le realtà editoriali più piccole rischiano di affrontare il mercato senza conoscere il valore effettivo delle proprie pubblicazioni.

Il rapporto richiama anche il caso di Reddit, che ha trasformato l’accesso ai propri contenuti in una fonte di ricavi attraverso accordi con le società tecnologiche. L’intesa con Google, valutata secondo le informazioni emerse nel 2024 circa 60 milioni di dollari all’anno, rappresenta uno degli esempi più significativi della possibilità di attribuire un prezzo commerciale all’utilizzo dei dati da parte dei sistemi AI. Si tratta però di un modello che non può essere trasferito automaticamente al giornalismo, dove la produzione delle notizie comporta costi, responsabilità e caratteristiche differenti.

Un altro elemento centrale dello studio riguarda il rapporto con i lettori. Per molti anni gli editori hanno costruito una parte importante della propria attività sulla visibilità garantita dai motori di ricerca e sulla distribuzione attraverso i social network. Oggi questo equilibrio appare sempre meno affidabile. Le piattaforme possono modificare algoritmi, ridurre il traffico verso i siti e offrire direttamente risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Per questo motivo il rapporto invita gli editori a rafforzare la conoscenza del proprio pubblico, sviluppare sistemi di registrazione, migliorare la gestione dei dati e valorizzare gli utenti più fedeli. Non basta più ottenere milioni di visualizzazioni: diventa fondamentale trasformare l’attenzione dei lettori in una relazione stabile e sostenibile.

Tra i casi esaminati emerge quello del quotidiano francese Le Monde, che ha costruito una parte decisiva della propria trasformazione economica sugli abbonamenti. Secondo i dati riportati nello studio, circa l’80% dei suoi ricavi proviene oggi dai lettori. Il giornale, che nel 2010 attraversava una grave crisi finanziaria, ha progressivamente rafforzato la redazione e raggiunto una situazione di redditività, dimostrando come la fiducia del pubblico possa diventare una risorsa economica fondamentale.

Il messaggio è particolarmente importante anche per l’editoria italiana, dove molte testate continuano a dipendere dalla pubblicità e dalla distribuzione attraverso piattaforme esterne. Gli accordi con le società AI potrebbero rappresentare una nuova opportunità, ma difficilmente potranno risolvere da soli le difficoltà strutturali del settore.

Il rapporto arriva inoltre alla vigilia del FIPP World Media Congress, in programma a Madrid dal 13 al 15 ottobre, dove il futuro dei ricavi editoriali sarà uno dei temi del confronto internazionale.

La trasformazione in corso pone quindi gli editori davanti a una doppia sfida: ottenere un riconoscimento economico per i contenuti utilizzati dall’intelligenza artificiale e, contemporaneamente, ricostruire un rapporto diretto con i lettori, riducendo la dipendenza dalle grandi piattaforme.

Il paradosso è evidente: mentre le aziende tecnologiche investono enormi capitali per sviluppare sistemi capaci di utilizzare informazioni e contenuti, l’industria che quelle informazioni le produce fatica ancora a stabilirne il prezzo.

Ed è proprio questa la questione destinata a pesare sul futuro dei giornali: non soltanto quanto l’intelligenza artificiale sarà disposta a pagare le notizie, ma quanto gli editori riusciranno a rendersi economicamente indipendenti da chi oggi controlla gran parte della loro distribuzione digitale.

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