Categories: Diritto d'Autore

LEGGE HADOPI COME IL PROIBIZIONISMO

In Francia una “fronda” contro la difesa del diritto d’autore. Niola: «Megauplod come Al Capone». D’Angelo: «Aumenteranno le attività illecite. Bisogna cambiare modello di pensiero, non le leggi».
Due donne, due ministri, contro la liberticida legge Hadopi, che in Francia permette di tagliare la connessione a Internet se si fa download di file coperti dal copyright. Lo aveva fatto intendere, appena insediata, il ministro per l’innovazione e l’economia digitale, Fleur Pellerin. Lo ha ribadito, in un’intervista al Nouvel Observateur, la ministra per la cultura, Aurélie Filippetti. «La sospensione dell’accesso a internet sembra una sanzione sproporzionata rispetto all’obiettivo», ha dichiarato la ministra. E ha aggiunto: «Dal punto di vista finanziario, 12 milioni di euro l’anno e 60 agenti sono tanti per inviare un milione di mail».
Ovviamente quello della difesa del diritto d’autore è un pretesto, per mettere le zampe su una delle poche cose che i poteri non riescono a controllare appieno. A tal proposito vi ripropongo stralci di un post pubblicato qualche mese fa.
«Mettiamo il caso che la repressione del fenomeno del download illegale di contenuti multimediali non basti. Mettiamo il caso che il proibizionismo contribuisca invece ad alimentare l’illegalità e ingrassare i portafogli dei vari Kim Schmitz. Non ci siamo forse già passati negli anni Venti, quando l’America puritana mise al bando il whisky e fece così la fortuna della criminalità organizzata? In fondo il boss di Megauplod arrestato dall’Fbi, «operava nel business della soddisfazione dei bisogni degli utenti in maniera non diversa da come Al Capone faceva quando contrabbandava alcol», scrive Gabriele Niola su Wired Italia. «Se così fosse, non dovremmo trarre una buona volta insegnamento dal passato?», risponde l’ex commissario dell’Agcom, Nicola D’Angelo, sul suo blog personale.
«Come possiamo dimenticarci – aggiunge D’Angelo – che dopo l’istituzione del proibizionismo, milioni di americani continuarono a bere approvvigionandosi sul mercato nero? Non solo, gli alcolici arrivavano attraverso canali di distribuzione alternativi, venivano prodotti in laboratori clandestini e spacciati in luoghi segreti cui si accedeva tramite parola d’ordine. Al Capone fece la sua fortuna proprio sfruttando il proibizionismo».
A questo punto Nicola D’Angelo suggerisce di sostituire la parola alcol con contenuti digitali e commenta: «Perseverare con un approccio esclusivamente proibizionista, come quello dei progetti di legge SOPA negli Usa o delle norme che puntano ad inasprire le pene contro la pirateria online in Europa e in Italia (dalla Hadopi all’emendamento “Fava”), avrà come unico effetto di farci inutilmente piombare negli “Anni Venti” dell’era digitale con un aumento delle attività illecite e un colpevole spreco di tempo e di energie di fronte all’ineluttabile vittoria del mercato e dei bisogni degli utenti».
La soluzione, per Nicola D’Angelo, «sta nel cambiare i modelli di pensiero, prima ancora di intervenire su quelli normativi e di regolazione».
In Francia, da quando c’è Hollande, a quanto pare ci stanno pensando.

editoriatv

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