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Legge sull’editoria: riforma necessaria, senza sostegno addio al pluralismo

Pluralismo dell’informazione e riforma della legge sull’editoria: momento delicato per il mondo editoriale italiano

Pluralismo dell’informazione e riforma della legge sull’editoria sono i due temi caldi di un momento molto importante e delicato per la sopravvivenza di centinaia di testate giornalistiche e del mondo editoriale italiano in generale. Il Senato è chiamato in queste ore a decidere (con il voto sugli emendamenti alla Legge di Stabilità) il futuro dei finanziamenti per le testate no profit, i settimanali cattolici e i quotidiani locali editi da cooperative di giornalisti: dopo un tira e molla durato mesi, alla fine dovrebbero essere stanziati circa 48 milioni. Di più rispetto ai 22 milioni di cui si parlava due settimane fa, ma molto di meno rispetto ai 100 promessi in origine. E di sicuro di meno rispetto al fabbisogno degli aventi diritto ai finanziamenti, stimato intorno ai 91 milioni di euro. Il tira e molla di fine 2014 (sui fondi legati al 2013) mette a rischio la sopravvivenza di molte testate anche per la tempistica: numerosi bilanci che sono già stati chiusi ed approvati rischiano adesso di essere falsati.
A rischio oltre 4mila posti di lavoro diretti (16mila considerando l’indotto) e la stessa sopravvivenza dell’Inpgi che dovrebbe fare fronte ad un esborso economico senza precedenti per garantire gli ammortizzatori sociali.

Incontro al Quirinale
Il futuro del mondo dell’editoria italiana è in bilico, per questo motivo una delegazione composta da Caterina Bagnardi (presidente della File – Federazione italiana liberi editori), Roberto Calari (presidente di Mediacoop) e Francesco Zanotti (presidente di Fisc – Federazione italiana settimanali cattolici) accompagnati dal professor Astolfo Di Amato, ha incontrato il consigliere di Stato per gli Affari giuridici e relazioni costituzionali, Giancarlo Montedoro.
Gli esponenti delle associazioni hanno illustrato al consigliere l’iter in corso relativamente alla legge sull’editoria e la discussione in avanzato stato per la riforma complessiva del settore, sulla quale sono già state effettuate numerose audizioni in parlamento. Una riforma che le società editrici sono le prime a voler realizzare, con la speranza che sancisca in modo definitivo il percorso di assoluta chiarezza e trasparenza nei finanziamenti già avviato negli ultimi anni.
Le piccole realtà editoriali italiane che attraversano un periodo di difficoltà oggettiva rappresentano una garanzia di pluralismo e di informazione per moltissime comunità locali e per le minoranze linguistiche.
Qualora i finanziamenti fossero completamente cancellati (come richiesto, ad esempio, dal Movimento 5 Stelle) si rischierebbe di far calare un velo di silenzio su una grande parte del territorio nazionale.

Trasparenza assoluta dei finanziamenti
Montedoro ha confermato la necessità di accelerare l’iter di riforma in modo da assicurare la trasparenza assoluta dei finanziamenti. I temi della libertà di stampa e del pluralismo accompagnano da sempre l’azione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che già nel 2011 era intervenuto pubblicamente per evitare il rischio di “una mortificazione del pluralismo di informazione”.
In effetti va riconosciuto lo sforzo compiuto in questi anni per rendere sempre più trasparente il meccanismo dei finanziamenti pubblici all’editoria, eliminando chi non aveva diritto ad ottenerli.
Tutte le sigle presenti all’incontro si sono dette pronte a partecipare ad una discussione sulla riforma complessiva del settore, a testimonianza di un mondo che sta facendo tutti gli sforzi per essere al passo con i tempi e per garantire, con la sua presenza, la sopravvivenza di un reale pluralismo nel mondo dell’informazione. Il sostegno pubblico alla stampa non può essere visto, infatti, solo nell’ottica di mercato, ma anche come sostegno al funzionamento della democrazia, a tutela delle diversità culturali e del pluralismo.

Pluralismo, un diritto fondamentale
In tutti i Paesi europei, così come negli Stati Uniti, sono previste misure di sostegno alla stampa e la stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea indica all’art. 11 l’obbligo degli stati di tutelare il pluralismo. In Italia, invece, negli ultimi anni decine di testate hanno chiuso e chi ancora lotta per la sopravvivenza sente forte il rischio che l’intero settore venga cancellato.
Del resto sono anni ormai che l’editoria italiana non si affida esclusivamente al sostegno pubblico, tuttavia il finanziamento serve proprio a tutelare la libertà dell’informazione, così come garantisce il diritto di tante comunità ad avere una propria voce autorevole ed autonoma.
“Confidiamo – scrivono le associazioni nel documento consegnato al consigliere Montedoro, che ha assicurato se ne farà latore – con il Presidente Napolitano, come ha già fatto in passato e come ha fatto anche il Presidente Ciampi, possa porre il tema del pluralismo dell’informazione e di una legislazione che tuteli attivamente le minoranze culturali, politiche, religiose e sociali del Paese come una delle priorità per il rilancio anche morale dell’Italia, senza che un solo euro venga speso male, e che nessuna opinione legittima venga sacrificata ad un pregiudizio”.

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