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LE TV LOCALI CONTESTANO ‘L’ESPROPRIO’ DELLE FREQUENZE. SWITCH-OFF A RISCHIO?

La norma introdotta nel Decreto Milleproroghe non piace alle emittenti che già da tempo contestano la decisione governativa di ridurre le risorse frequenziali, dislocando le frequenze da 790 a 862 MHz (canali UHF 61-69) a favore della banda larga mobile. La norma approvata dal Consiglio dei Ministri prevede la formazione di graduatorie per ogni regione o area tecnica dei soggetti che ne facciano richiesta, sulla base di quattro parametri: patrimonio al netto delle perdite; dipendenti a tempo indeterminato; ampiezza della copertura della popolazione (termine tecnico che favorirà chi ha impianti più potenti); priorità cronologica d’insediamento nell’area regionale (tanto per favorire i nuovi entranti).

“Il nostro giudizio è assolutamente negativo”, ha sottolineato Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo (l’associazione di categoria cui aderiscono, tra l’altro, 320 imprese televisive locali) al Sole24Ore.
“Alcune tv locali saranno operatori di rete con le frequenze e altre fornitori di contenuto. Nelle dieci aree digitalizzate, tutte le locali sono oggi operatori di rete”.
Un terzo delle frequenze sono in uso alle tv locali, due terzi alle tv nazionali. “Si tolgono frequenze tutte alle tv locali mentre se ne danno altre sei alle tv nazionali, gratuitamente. Una cosa condivisibile solo per i nuovi entranti. Tale scelta, se confermata – continua Rossignoli – rischia inoltre di rinviare lo spegnimento della tv analogica. Altro che 2011 o 2012: viste le procedure previste, penso ci vorranno sui due anni per arrivare in fondo, tra decreto, regolamento, disciplinare, domande di assegnazione, commissioni regionali, formazione delle graduatorie e inevitabili ricorsi al Tar”.
Rossignoli ha spiegato che con tale esiguo numero di frequenze, non è assolutamente possibile che tutte le tv locali delle aree ancora da digitalizzare ricevano le assegnazioni frequenziali e divengano operatori di rete.
“In particolare – ha aggiunto Rossignoli – il numero di 18 frequenze è assolutamente insufficiente nelle Regioni Toscana, Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo e, comunque, sussistono rilevanti difficoltà anche nelle altre regioni in relazione alle esigenze di coordinamento tecnico con le trasmissioni televisive digitali dei paesi esteri confinanti”.
Giuseppe Liucci

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