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LE MILLE FACCE E I MILLE RICORSI DEL BEAUTY CONTEST

Dopo Sky e Telecom Italia Media anche la Rai impugna il bando per il Beauty contest. Il bando non piace neanche ai favoriti, l’azienda di Viale Mazzini fa ricorso al Tar del Lazio per i 6 multiplex del dividendo interno. Stiamo parlando della gara non competitiva che avrebbe dovuto assegnare frequenze radiotelevisive ai “nuovi entranti” ma che in realtà le regalerà ai soliti noti (TiMedia, Sky e Rai), alla faccia dell’obbiettivo di “allargare il mercato”.
Doveva essere tutto relativamente semplice ma l’assegnazione del dividendo interno sta diventato un percorso ad ostacoli. Contro il disciplinare di gara redatto dall’Agcom nella delibera 497/10/CONS avevano già fatto ricorso TiMedia e Sky. TiMedia protesta perché, inserita nel “girone di ferro” con Rai e Mediaset, rischia di non avere nessuna frequenza del lotto B. Per Sky, invece, i criteri dell’Agcom non sono validi e trasparenti. L’azienda di Murdoch ha impugnato il bando perché può concorrere solo ad una delle tre frequenze del lotto A (che sarebbero anche di “minore qualità” rispetto a quelle del lotto B) e perché nel bando sono avvantaggiate le aziende che già operano sulle frequenze terrestri.
Per quanto riguarda la Rai, invece, su Business People si legge che Viale Mazzini ritiene di essere sfavorita rispetto ai concorrenti privati perché non ha un operatore di rete indipendente (si tratterebbe di una vicenda legata a RayWay che non avrebbe la licenza) e per averlo deve ricorrere, per simili appalti, facendo parte della pubblica amministrazione, a una gara pubblica europea, essendo soggetta al controllo della Corte dei Conti.
Ma potrebbe esserci dell’altro. Su Repubblica di qualche giorno fa Stefano Carli ha scritto che le frequenze del Beauty Contest non sono libere, ma occupate da tv locali e «se venissero assegnate oggi il segnale di viale Mazzini sparirebbe dal Veneto e da buona parte dell’Emilia». Quindi la Rai potrebbe aver fatto ricorso per temporeggiare? «La pioggia di ricorsi – dice l’ex ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni e ora responsabile Forum Ict del Pd – è un ulteriore buon motivo per ripensare il beauty contest».
Magari c’è ancora il tempo per pensare di fare del beauty contest quello che effettivamente avrebbe dovuto essere: una gara competitiva, piuttosto che un regalo a chi davvero non ne ha bisogno.
Egidio Negri

editoriatv

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