Editoria

Le domande dei giornalisti sono sparite pure dai tg

I tg non fanno più domande, ormai sparite, e la questione adesso approda anche nel consiglio d’amministrazione Rai. La pone il consigliere Roberto Natale. Che, nei giorni scorsi, ha rilasciato una nota che punta il dito contro la scomparsa delle domande. Un vero e proprio dilemma, un “giallo”. Un mistero, buffo però. È la comunicazione, bellezza. E nell’era che si picca di essere la più trasparente di tutte, riuscire a ottenere un’intervista senza dover contrattare su domande, per i giornalisti, diventa sempre più difficile. Insomma, internet ha disintermediato e video, vocali e note stampa passano senza che ci si sottoponga più all’estenuante esercizio democratico dell’intervista a tutto campo.

Un problema, questo, che adesso azzanna i tg. Le domande sparite hanno sollevato la riflessione di Roberto Natale, consigliere d’amministrazione in viale Mazzini, che seppur partendo da casi specifici di cronaca politica centra il bersaglio (grosso) della questione. “Dai tg dopo l’approvazione della legge di bilancio. La maggioranza: grande soddisfazione per le risorse destinate alla sanità. Le opposizioni: inaccettabili i tagli alla sanità. A chi deve mai credere lo spettatore? È l’ennesima prova dell’effetto paradossale di queste dichiarazioni rilasciate senza alcuna reale mediazione di chi dà l’informazione”.
Natale ha concluso: «Chissà se l’anno nuovo riporterà in voga finalmente la cara, vecchia, essenziale domanda del giornalista: senza la quale ogni politico – di maggioranza o di opposizione – può raccontare quel che vuole, senza doverne mai rendere conto”.

Non è per niente un tema da poco. La sparizione delle domande è un problema serio del giornalismo. Che va affrontato, senza girarci troppo intorno. Alla politica (e agli uffici stampa che la dirigono o che da essa si fanno dirigere) conviene parlare senza contradditorio. Alla democrazia, invece, no. Affatto.

Luca Esposito

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