Ieri, il dipartimento del Commercio Usa ha firmato un accordo per cedere il controllo dell’Icann, l’organizzazione non profit da lui stesso fondata nel ’98 per gestire il lato, tecnico e burocratico dell’Internet: l’assegnazione dei domini e degli indirizzi Ip. In poche parole, il mestiere dell’Icann è garantire la stabilità della rete, nell’interesse di una comunità planetaria.
La cosa più aperta e libera che c’è, poteva, continuare a essere soltanto americana? «Applaudo alla decisione dell’amministrazione Usa – ha dichiarato ieri la commissaria europea Viviane Reding – di adattare il ruolo-chiave dell’Icann alle realtà del Ventunesimo secolo e di un mondo globalizzato».
Chissà quante Internet parallele ci sono, al mondo. Ma è quella ufficiale, quella del mondo civile, che è diventata un successo senza precedenti. Secondo le stime di Cisco, fra quattro anni il traffico raggiungerà quota 684 exabyte. In altre parole, fra il 2008 e il 2013, i dati che corrono lungo le arterie planetarie dell’Intergalactic Network cresceranno di quattro volte, trainati dal boom del video. I cittadini del Nord America sono quelli più connessi: il 74% è online. Ma rappresentano ormai solo il 15% degli utenti, con il 24% in Europa e il 42,2% in Asia, dove è attesa la prossima crescita.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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