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La Stampa francese e la sindrome dell’acciaio. Hollande sui contributi strizza l’occhio alle “bistrattate” leggi italiane

Troppi 1,2 miliardi di euro per finanziare ogni anno il comparto dell’editoria in Francia. La Corte dei Conti ha posto un freno ed Hollande strizza l’occhio alle sgangherate leggi italiane. Considerate più eque di quelle in Francia.
La conclusione della Corte dei Conti francese parla chiaro:”Se la stampa non vuole trasformarsi in un altoforno abbandonato deve reinventarsi”. Il documento emesso dalla Corte si intitola: “Un’occasione mancata per la riforma”, ed è quasi passato inosservato dai media francesi. Ma nei dettagli si scopre che gli aiuti sono stati pari a 48 centesimi per l’umanità, di 29 centesimi per Télérama Le Nouvel Observateur, 27 centesimi per Libération, 23 centesimi per L’Express, Le Monde per 19 centesimi, 17 centesimi per Le Figaro, 16 centesimi per Les Echos e persino 15 centesimi e 10 centesimi per la sua TV per 7 giorni! France Soir e prima della sua bancarotta ha avuto un record con 50 centesimi di contributo. Hollande certamente mira a cambiare lo stato di cose e soprattutto a risparmiare qualcosa nel suo bilancio. La riforma sarà fatta ad Aprile e prevederne i contenuti è missione quasi impossibile. Certo è che i tagli inizieranno per le testate non necessarie. Quelle che in Francia definiscono “di secondo livello”. Si tratta soprattutto di riviste a sfondo gossip che intascano dallo stato una fetta pari al 32% dell’intera somma destinata al comparto. Altro fondo da tagliare è l’acquisto massiccio dei quotidiani da parte di Air France che rappresentano secondo OJD , il 14% delle vendite di Liberation, il 12,5% di quelli delle Echoes, 11,7% di quelli le Monde e il 10,2% di quelli di Figaro. Insomma. Lo Stato paga due volte. Hollande insomma avrà il suo bel da fare. E per studiare la propria riforma ha senz’altro guardato con curiosità quella italiana. Contributi pubblici solo a giornali di partito e alle cooperative. Fortemente locali ma anche a diffusione nazionale. Contributo in base alle vendite, alla diffusione e un occhio al web. Insomma in Francia si prepara una rivoluzione. Del resto , gli editori in francia si occupano prevalentemente di altro ed i giornali sono solo un aspetto marginale dei loro profitti: armi, telecomunicazioni, lusso, finanza, sanibroyeurs … Pertanto, Le Figaro è di proprietà di Serge Dassault, Le Monde Xavier Niel (Free), Pierre Bergé e Matthew Pigasse (Lazard), Les Echos Bernard Arnault (LVMH), Liberazione Edouard de Rothschild, Le Point François Pinault, The New osservatore Claude Perdriel (SFA) .
Il paradosso è che Google ha recentemente firmato un accordo con gli editori francesi accettando di dare loro 60 milioni di euro all’anno per le notizie sul web. Ma insomma, cosa se ne fanno di tutti questi soldi? A noi in Italia poche briciole ma che almeno riescono a mantenere pur tra mille difficoltà, il sistema a galla. Anzi, se ci sarà Grillo chiuderanno tutti. Alla faccia della democrazia e del pluralsmo.

Luana Lo Masto

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