Editoria

La scomparsa di Khashoggi, la spy story che fa infuriare mezzo mondo

Il caso Khashoggi si fa sempre più complicato. La scomparsa del giornalista dissidente nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul ha scatenato un braccio di ferro diplomatico che rischia di avere ripercussioni molto pesanti nei rapporti tra il mondo Occidentale (Europa e Usa) e Medio Oriente.

Le indiscrezioni raccontano quella che, in altri tempi, sarebbe stata la trama di una spy story  ondeggiante tra lo splatter e il macabro. Jamal Khashoggi sarebbe stato ucciso nell’ufficio diplomatico e poi smembrato, il corpo martoriato e straziato da una sega. Sullo sfondo, l’arrivo nella capitale turca di una decina di uomini, tutti segnalati in transito all’aeroporto di Istanbul, provenienti da Riad. Sarebbero stati tutti agenti dei servizi sauditi.

Insomma, un’ammazzatina (per dirla con Camilleri e Montalbano) a dir poco inquietante. Anche perché il quadro internazionale si fa duro alla luce delle mosse delle diplomazie e della politica internazionale in uno scenario geopolitico che definire caldo è ancora troppo poco.

Da Washington si alza la voce della stampa e della politica. Donald Trump aveva già chiesto verità sui fatti adesso il repubblicano Marco Rubio mette le cose in chiaro: se il Presidente non farà nulla, ci penserà il Congresso a far saltare il banco. Mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, furioso, telefona al re saudita Mohamed bin Salman ottenendo una task force congiunta per venire a capo della vicenda, le cancellerie di Francia, Germania e Regno Unito scrivono a Riad chiedendo l’apertura di un’inchiesta indipendente sui fatti.

Nel frattempo i mercati fanno sentire il loro disappunto e puniscono la Borsa saudita che perde – solo stamattina – poco più di 5,5 punti percentuali.

Ivan Zambardino

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