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LA RAI E IL CANONE UNIVERSALE. INIZIA LA PROTESTA

Il canone è per tutti e per ogni luogo. Anche negozi, studi professionali, piccole e grandi imprese dovranno sostenere, volenti o nolenti, la Rai.
Per motivare il Governo ha rispolverato l’articolo 1 di un Regio decreto del 1938 che recita: «chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni, è obbligato al pagamento del canone di abbonamento». Ce n’è per tutti, nessuno escluso. Il generoso decreto “accoglie” qualsiasi dispositivo video, inclusi monitor, videofonini e, udite udite, anche i sistemi di sorveglianza.
L’uso reale che si fa di questi apparecchi è irrilevante. O guardate la Rai tutto il giorno, o usate un cellulare di nuova generazione per occasionali telefonate di lavoro è la stessa cosa.
Per imprenditori, negozianti e liberi professionisti è una richiesta assurda.
«L’invio della richiesta per il pagamento del canone speciale Rai alle imprese di ogni tipo è, francamente, un balzello inaccettabile» ha dichiarato Carlo Alberto Rossi, segretario Lapam, una federazione di associazioni che rappresenta il mondo imprenditoriale della provincia di Modena.
«Ogni impresa che possiede un computer deve pagare il canone speciale presumendo che si riceva la Rai attraverso internet. Secondo questa logica un autoriparatore, un’officina meccanica, un ufficio di servizi o un idraulico invece di lavorare starebbero davanti al computer a guardare “L’Italia in diretta”? Siamo al paradosso», dichiara il segretario Lapam.
E non stiamo parlando di spiccioli. Il canone è speciale anche nell’importo: da 200,91 euro per officine, studi professionali, negozi a 401,76 per alberghi, determinati esercizi pubblici. Si arriva persino a 6 mila euro per alberghi di lusso. Inoltre il numero dell’abbonamento va riportato sul modello Unico di dichiarazione dei redditi.
Il segretario Lapam chiude con una richiesta forte alla politica: «Facciamo appello ai parlamentari modenesi perché intervengano urgentemente e si facciano portavoce della protesta delle piccole e medie imprese».
Per il governo non sarà facile rispondere visto che neanche loro hanno le idee chiare. Non sono bastate ben sei interrogazioni parlamentari per sapere se anche i turisti in possesso di uno smartphone o un iPhad dovranno pagare. In teoria anche loro possedendo un apparecchio atto a ricevere le trasmissioni Rai dovrebbero contribuire.
In effetti la logica, per quanto distorta, ha una sua “giustificazione” legale. Il canone è un’imposta sul possesso; quindi non implica nessuna controprestazione e va a gravare sul mero possesso del bene. Quindi perché non chiamarlo canone universale?
Per concludere un’altra anomalia: la richiesta del canone speciale è avvenuta dopo il 31 gennaio, ultimo giorno utile per pagare. Dunque ci sarà anche la mora? Sarebbe il colmo.
Egidio Negri

editoriatv

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