Da qualche giorno La Ragione, il quotidiano fondato nel 2021 da Davide Giacalone e Fulvio Giuliani, non è più in edicola. L’edizione online, invece, continuerà ad essere pubblicata.
Nell’articolo di commiato il direttore editoriale Davide Giacalone ha evidenziato che questa chiusura rientra nell’ambito del progetto iniziale che prevedeva una scadenza precisa, cinque anni, termine ormai raggiunto. Ma è evidente che la chiusura dell’edizione cartacea testimonia la difficoltà di operare in un mercato che definire asfittico è un eufemismo.
La storia de La Ragione è relativamente breve ma significativa. La testata nasce il 2 giugno 2021 come quotidiano nazionale di orientamento liberaldemocratico ed europeista. Alla guida vengono chiamati Davide Giacalone, nel ruolo di direttore editoriale, e Fulvio Giuliani come direttore responsabile. Il giornale è edito dalla cooperativa La Ragione e trova il proprio sostegno finanziario principale nella fondazione Stichting Social Sport, riconducibile al gruppo imprenditoriale facente capo a Gabriele Volpi.
Sin dall’inizio il giornale che, come detto, ha una matrice liberale ha rimarcato la volontà di non ricorrere al sostegno pubblico, rivendicando una piena autonomia economica e editoriale.
Fin dall’esordio il quotidiano ha cercato di occupare uno spazio specifico nel panorama editoriale italiano: una voce dichiaratamente europeista, laica e liberale, distante dalle tradizionali appartenenze politiche e dalle contrapposizioni ideologiche più marcate. Nelle intenzioni dei promotori, il giornale avrebbe dovuto rivolgersi a un pubblico interessato all’approfondimento e all’analisi più che alla polemica quotidiana.
Il progetto editoriale si è sviluppato in anni particolarmente difficili per la stampa. Nato con una foliazione di otto pagine, il quotidiano è successivamente cresciuto fino a dodici pagine e ha affiancato all’edizione cartacea una presenza sempre più intensa sul web, sui social e nelle iniziative culturali collaterali. Attorno alla testata si è raccolto un gruppo eterogeneo di firme e collaboratori provenienti dal mondo del giornalismo, dell’università e delle professioni.
L’addio alle edicole rappresenta un momento di riconversione del progetto editoriale originario anche se, nel messaggio rivolto ai lettori, Giacalone sottolinea le difficoltà delle edizioni digitali in un mercato pubblicitario dominato dalle grandi piattaforme che operano da veri e propri monopolisti.
Il caso de La Ragione offre dunque uno spunto più ampio sullo stato dell’editoria italiana. Sempre più spesso la cessazione dell’edizione cartacea non coincide con la scomparsa di una testata. Rappresenta piuttosto il tentativo di trasferire nel digitale un patrimonio editoriale, professionale e culturale costruito negli anni. Resta da verificare se questo passaggio sarà sufficiente a garantire sostenibilità economica e capacità di incidere nel dibattito pubblico. Ma una cosa appare certa: la chiusura di un quotidiano dovrebbe sempre destare attenzione nel dibattito pubblico, mentre, per l’ennesima volta, un giornale che cessa le pubblicazioni non è notizia e, forse, dovrebbe esserlo.
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