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LA GERMANIA NON FIRMA “ACTA”, L’ACCORDO ‘OSCURO’ CONTRO LA PIRATERIA IN RETE

Nuovi stravolgimenti contribuiscono a complicare la già travagliata vicenda giudiziaria del trattato ACTA. Sembra, infatti, che la Germania abbia deciso di non firmare l’accordo, contravvenendo alle intenzioni manifestate negli anni scorsi. Le numerose proteste contro il trattato hanno probabilmente pesato nella scelta del governo tedesco.
Per ora il trattato, che si prefigge di fissare nuovi standards per la protezione della proprietà intellettuale combattendo la pirateria in rete, è stato sottoscritto da 22 dei 27 paesi dell’Unione Europea oltre che da colossi come USA e Giappone. Le trattative hanno avuto inizio nel 2007, e ad esse hanno preso parte quaranta nazioni e diverse multinazionali interessate, nonché associazioni del settore cinematografico e discografico. I contenuti dell’accordo stridono con i valori democratici: una disposizione suggerisce sanzioni penali anche per chi sfrutta il copyright senza scopo di lucro, un’altra prefigura l’obbligo di intercettazioni delle comunicazioni elettroniche anche senza l’intervento di un’autorità giudiziaria. Inoltre, le negoziazioni sono state effettuate dai governi alle spalle del Parlamento Europeo e di quelli nazionali. Per saperne di più, l’assemblea parlamentare dell’UE è stata costretta a interpellare la Commissione Europea.
Nel marzo 2010 il PE ha chiesto una maggiore trasparenza, ma ancora oggi molti punti dell’accordo rimangono oscuri, in violazione delle norme contenute nel TFUE.
Di sicuro l’accordo non è andato giù alla sfera pubblica, che negli ultimi due anni ha organizzato molteplici proteste , indirizzate ad una revisione del documento. Secondo i detrattori del trattato, esso porta a “una privatizzazione della repressione del copyright che preme gli attori di Internet a controllare le nostre comunicazioni e a censurare la rete” e si avvale di “sanzioni criminali che hanno come obiettivo gli strumenti per la condivisione non commerciale di beni e contenuti materiali e immateriali”.
Proprio ieri, in tutto il mondo, si è svolta una mobilitazione globale contro l’ACTA , allo scopo di frenare le aspirazioni della classe politica. A giudicare dal rifiuto della Germania, le numerose petizioni degli ultimi mesi non sono state del tutto inutili.
La decisione finale spetta al Parlamento Europeo, che dovrà scegliere se convalidare o meno questo ambiguo provvedimento.
Alberto De Bellis

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