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La crisi dell’editoria costa all’Inpgi 30 milioni

La crisi dell’editoria costerà nel 2013 almeno milioni di euro in più. Costi aggiuntivi che possono arrivare anche a raddoppiare. Peccato che, al momento, tutti questi soldi non ci sono ma serviranno all’Inpgi, istituto nazionale di previdenza dei giornalisti, per sostenere in primo luogo i tagli redazionali annunciati in Mondadori (un centinaio solo a Segrate), in Rcs e in Rai, a cui si aggiungono poi gli esuberi della Stampa e degli altri giornali più piccoli come Avvenire e la Padania. È quanto conferma a ItaliaOggi Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, ente che stima comunque di chiudere il bilancio 2012 con un attivo di circa 10 milioni di euro. A mantenere positivo il risultato d’esercizio, nonostante la crisi pregressa, hanno contribuito in parte il rendimento degli investimenti mobiliari, cresciuti del 10%, in parte il fondo da 15 milioni di euro previsto in sede di contratto nazionale da Fnsi (sindacato dei giornalisti) e Fieg (editori di giornali che lo hanno coperto). Ma le risorse che provengono dal contratto nazionale «non bastano», sottolinea Camporese. «Un uso maggiore degli ammortizzatori e centinaia di posti di lavoro persi si sommano oggi alla crisi che stava già vivendo il settore. Il risultato è un effetto depressivo molto forte. In quanto presidente dell’Inpgi, esprimo una forte preoccupazione». Del resto, considerando il centinaio di esuberi annunciati in Mondadori, quelli prospettati in Rizzoli e gli esodi incentivati dalla Rai, nel 2013 tende ad allargarsi sempre di più lo scostamento tra entrate e uscite dell’ente previdenziale. Per avere un termine di confronto, nell’intero triennio 2010-2012 l’Inpgi ha sostenuto un altro rosso da 57 milioni di euro, per finanziare la disoccupazione e far fronte alla spesa crescente per gli ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione e contratti di solidarietà per esempio. Adesso per il solo anno in corso l’esborso ulteriore potrebbe essere più della metà di quanto speso in tre anni. La stima di almeno altri 30 milioni da reperire, per assicurare la tenuta del comparto, potrebbe anche diminuire o aumentare. L’andamento dipenderà dall’incremento concreto dell’uso degli ammortizzatori sociali, da quanti posti di lavoro verranno cancellati e da quante nuove assunzioni ci saranno a compensarli. Ma sempre nell’ultimo triennio 2010-2012 l’occupazione dei giornalisti italiani è calata in media del 10%; nella sola area geografica della grande Milano (capoluogo più provincia) rischiano di sfumare oltre 400 posti di lavoro. Difficile quindi immaginare che la cifra di 30 milioni possa diminuire.

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