«Non vogliamo un altro sindacato dei giornalisti, vogliamo un sindacato nuovo», così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni lancia una sfida alla Federazione nazionale della Stampa Italiana. Attacca perfino sul contratto nazionale, firmato nel marzo scorso. Ora lo definisce «tutto contro la legge Biagi», dimentico di averlo giudicato «un traguardo soddisfacente» meno di nove mesi fa.
Tutto è cambiato dopo la manifestazione sulla libertà d’informazione, organizzata dalla Fnsi il 3 ottobre scorso. Quel giorno la Cisl si è sentita scavalcata a tutto vantaggio della Cgil. E da allora è stato un susseguirsi di accuse, in competizione diretta col sindacato unitario dei giornalisti.
A un convegno organizzato dalla propria confederazione, Bonanni auspica che sia «rappresentativo di tutte le anime del giornalismo, che non si occupi solo di chi sta bene ma anche dei più deboli e dei precari». Comprensibile per la Cisl, abituata ad avere a che fare con altre categorie e a firmare contratti per la piccola editoria e per tv locali in cui i giornalisti sono equiparati ai grafici e agli operatori tecnici, pagati 4 euro l’ora.
Più prudente di tutti, sul progetto di rifondazione cislina, è Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che invita la Fnsi a «sciogliere i collateralismi» ma rigetta l’idea della Cisl di abolire l’Ordine dei giornalisti, che ritiene «uno scudo» per l’indipendenza e la libertà d’espressione.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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