Editoria

Julian Assange verso l’estradizione negli Usa

Julian Assange presto potrebbe essere estradato negli Stati Uniti, dove lo attende una condanna monstre a 175 anni di carcere ma l’Ifj chiede a Washigton di fare un passo indietro sulla richiesta. E, contestualmente, il sindacato mondiale dei giornalisti ha chiesto a Londra di negare l’estradizione e a Parigi di garantirgli un asilo sicuro.

La vicenda relativa al fondatore di Wikileaks, dunque, entra nel vivo. I giudici della Westminster Court ci hanno impiegato appena sette minuti ad accordare la richiesta di estradizione negli Usa. Julian Assange, attualmente detenuto a Londra, spera ancora nel ministro degli interni britannico, Priti Patel, che potrebbe negare il trasferimento in America dall’attivista australiano.

Le accuse rivolte ad Assange riguardano la violazione delle normative Usa sulla sicurezza informatica. È, come riferisce Il Post, accusato di aver violato delle password. In pratica, nel mirino dei giudici non ci sono la diffusione dei documenti riservati ma le modalità di acquisizione degli stessi. Ma le accuse non convincono i giornalisti dell’Ifj che hanno chiesto di evitare l’estradizione di Julian Assange negli Usa.

L’appello è stato già firmato da decine di esponenti del giornalismo internazionale. E fa seguito a quello già lanciato tempo fa da Amnesty International e rilanciato nei giorni scorsi dalla segretaria generale Agnes Callamard. Che ha affermato: “L’estradizione di Assange avrebbe conseguenze devastanti per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa fanno i governi in suo nome. Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange ed esporlo ad accuse di spionaggio per aver pubblicato informazioni riservate rappresenterebbe un pericoloso precedente e costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”.

La situazione s’è letteralmente stravolta nel volgere di poco più di un anno. Dopo l’arresto nell’ambasciata londinese dell’Ecuador in cui viveva, Assange aveva visto rigettare una prima richiesta presentata dagli Stati Uniti al governo di Londra. Un primo rifiuto non ha scoraggiato i funzionari americani che, come avevano promesso, hanno reiterato la loro richiesta. Finché è stata accettata.

Luca Esposito

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