Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, potrà essere estradato in Svezia per rispondere alle accuse di presunte molestie sessuali denunciati da due donne. A stabilirlo è stata oggi la Corte Suprema di Londra, che si è pronunciata sulla validità e applicabilità del mandato di arresto europeo contro Assange, fermato a Londra nel mese di dicembre 2010. Il fondatore di Wikileaks ha sempre respinto le accuse definendo la richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia politicamente motivata.
Il presidente della corte suprema britannica, Lord Phillips, ha precisato che il verdetto è stato raggiunto con una maggioranza di cinque a due (i giudici erano sette in totale). “Non abbiamo analizzato i fatti ma solo i dubbi di natura legale sollevati dal caso”, ha detto Phillips. Assange è accusato di violenza sessuale. In particolare, i giudici hanno deciso che la parola “autorità giudiziaria” – questo il termine usato in inglese e francese nel testo del mandato di arresto europeo – “può includere un pubblico ministero”. Al boss di Wikileaks la corte suprema ha accordato 14 giorni di tempo per preparare l’eventuale ulteriore ricorso alla corte europea dei diritti umani (che a sua volta avrà 14 giorni per decidere se accogliere o meno l’istanza). Con questo verdetto Julian Assange ha però esaurito tutte le sue ‘munizioni’ all’interno del sistema giudiziario britannico.
Manuela Montella
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