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INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU FREQUENZE TV. BOBBA, TV LOCALI A RISCHIO CON NUOVI CRITERI AGCOM

”Qualora i nuovi criteri di pianificazione ipotizzati per l’assegnazione delle frequenze dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni venissero effettivamente approvati, allora assisteremo a una drastica riduzione gli spazi frequenziali delle tv locali e ciò comporterebbe la chiusura di moltissime imprese operanti da oltre trentacinque anni, con grave danno per il pluralismo del settore televisivo, per l’informazione sul territorio e per l’occupazione lavorativa nel comparto”. E’ quanto afferma Luigi Bobba (foto), deputato Pd del Piemonte e vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dello Sviluppo economico per sapere ”come mai l’Agcom abbia avviato un processo di pianificazione, basato su criteri difformi da quelli in precedenza adottati” e ”se non si intenda intervenire nel breve termine per evitare la drastica riduzione degli spazi radioelettrici per le tv locali”.
”L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato un procedimento per il completamento della revisione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale -spiega Bobba- ma lo schema di piano si basa su criteri completamente diversi da quelli in precedenza adottati dalla stessa Agenzia per definire la pianificazione delle sei aree tecniche già completamente digitalizzate, tra le quali le Province di Torino e Cuneo, dove tutte le tv nazionali e locali esistenti hanno potuto convertire le proprie reti in tecnologia digitale. I nuovi criteri ipotizzati contrastano con i principi in precedenza espressi dall’Agcom, in quanto prevedono la realizzazione di numerose reti K-SFN, cioè composte da più frequenze, in luogo di reti SFN, composte con una sola frequenza, e non garantiscono alle tv locali almeno un terzo delle risorse sotto il profilo tecnico-qualitativo, destinando alle stesse tv solo frequenze non previste dal piano di Ginevra 2006 e quindi non utilizzabili nelle aree italiane di confine”.
”La modifica dei criteri di pianificazione (che peraltro dovrebbe avvenire con legge e non attraverso un provvedimento amministrativo dell’Agcom!) avrà gravi conseguenze sulle emittenti televisive locali, che potrebbero essere costrette a chiudere, con grave danno sia sotto il profilo del pluralismo informativo sia sotto quello occupazionale. Inoltre -conclude Bobba-, il contenzioso giudiziale generato da tale situazione verrebbe a causare inevitabili ritardi al processo di digitalizzazione televisiva”.

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