Categories: Giurisprudenza

INTERCETTAZIONI: DIFFERENZE E ANALOGIE TRA IL DL ALFANO E LA BOZZA SEVERINO

La prossima settimana, forse, si deciderà il destino del ddl intercettazioni. Lo staff del ministro Paola Severino sta lavorando ad una revisione del vecchio testo sottoscritto da Angelino Alfano. Il ddl dell’attuale segretario Pdl venne approvato sia dalla Camera (2009) che dal Senato (2010). I piani del Governo prevedono un nuovo disegno di legge nel quale saranno introdotte alcune parti del testo di Alfano. Il problema è lo stesso che hanno dovuto affrontare i precedenti Governi: l’equilibrio tra il diritto alla privacy e il diritto all’informazione in relazione alla pubblicazione delle intercettazioni. Stando a recenti dichiarazioni, la Severino sembra orientata a concedere molto potere ai magistrati, che dovrebbero essere chiamati a selezionare i fatti più rilevanti per l’opinione pubblica. Tutto è ancora in stand-by, ma qualche indicazione è già stata fornita dalla prima bozza pubblicata dal ministro.
Una modifica al precedente testo si riscontra sul tema della pubblicazione del contenuto delle intercettazioni prima della fine delle indagini preliminari. Il ddl Alfano la vietava, ma autorizzava i giornalisti a rendere pubblico un riassunto degli atti. La bozza Severino contiene una postilla che annulla questa ultima disposizione. Si può dibattere o meno sulle limitazioni al diritto di cronaca, ma intanto l’aggiunta del Ministro rende più limpida una disposizione abbastanza controversa e soprattutto mette un veto ad un’informazione spesso parziale e incompleta.
Un’altra novità su cui si discute riguarda le pene da comminare a chi diffonde informazioni destinate alla distruzione. La bozza Severino conferma il carcere da sei mesi a tre anni, ma aggiunge che la stessa pena è prevista per coloro che pubblicano intercettazioni relative a terzi che non hanno un ruolo attivo nel processo. Anche in questo caso si può disquisire sull’asprezza delle sanzioni, ma la nuova disposizione può essere favorevole sia all’informazione, rendendola più obiettiva e meno dispersiva, che alla privacy, dal momento che vengono tutelati gli interessi di individui che potrebbero risultare estranei ai fatti al termine del dibattimento.
Il vero punto interrogativo è il cosiddetto comma ammazza blog, già criticatissimo ai tempi del governo Berlusconi. La norma, trasferita senza modifiche dal dl Alfano alla bozza Severino, prevede l’obbligo di rettifica entro 48 ore per ogni sito web su semplice richiesta di chi si senta parte lesa. Il ministro ha parlato dei blog, riconoscendo la loro importanza nel mondo della comunicazione, ma anche invitando l’opinione pubblica a riflettere sui danni provocabili dalla diffusione di informazioni errate. Considerazioni condivisibili, per carità, ma la disposizione ostacola l’utilizzo della rete, che giorno dopo giorno acquisisce sempre più importanza nella società. L’ammazzablog è stata un boomerang per il precedente governo e, se non venisse rimossa o quantomeno modificata, potrebbe mettere in ombra anche quanto c’è di buono in questo nuovo disegno di legge.

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