Editoria

In calo gli atti di intimidazione contro i giornalisti

Crollano gli atti di violenza e intimidazione ai danni dei giornalisti, il Viminale ha diffuso i dati secondo cui si è registrato un calo pari al 43% delle minacce contro i cronisti rispetto al primo semestre di un anno fa. Due anni prima, nel 2020, erano stati ben 99.

Secondo il ministero degli Interni, nei primi sei mesi del 2021, si erano verificati 113 episodi di intimidazione. Un anno dopo, per fortuna, sono calati a sessantaquattro. Tuttavia non va assolutamente abbassata la guardia. Non solo perché le minacce restano sempre troppe ma soprattutto perché, in alcuni casi, arrivano direttamente alla criminalità organizzata.

Stando ai dati diffusi nel report del Ministero degli Interni, otto episodi di intimidazione ai danni di giornalisti sono arrivati da contesti riconducibili a quelli delle mafie. La gran parte delle minacce, però, trova ragioni nell’orizzonte politico e sociale: fanno la parte del leone i “no vax” e le frange più esagitate dei movimenti antivaccinisti che specialmente sul web scatenano la loro rabbia contro l’informazione e i giornalisti. Difatti ben diciotto fatti di intimidazione sono avvenuti sui social, tra questi otto su Facebook e cinque su Instagram. Si tratta del 28% del totale.

Un’intimidazione su cinque contro i giornalisti si è verificata nelle redazioni delle testate, l’80 per cento ha riguardato direttamente singoli cronisti. Nel mirino dei facinorosi sono finite 57 persone, tra cui quarantuno uomini e sedici donne. A livello geografico, non si assiste a uno sbilanciamento. Le Regioni in cui si sono verificati più atti intimidatori sono state Lazio, Lombardia, Calabria, Campania e Puglia, la città in testa alle classifiche è Roma, dove si sono registrate 11 minacce. Segue Napoli con sette, Milano con sei e Bari con quattro.

Luca Esposito

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