Prepariamoci al botto. Il
Bando Frequenze del Ministro Gentiloni potrebbe riservare qualche puntata
giudiziaria. Come tutti ormai sanno, Gentiloni ha caldeggiato l’avvio di una
procedura competitiva volta all’assegnazione/aggiudicazione di frequenze libere
in favore di tutti quei soggetti che alla data del 15 novembre 2006 non avevano
raggiunto i limiti di copertura del territorio di cui all’art. 3, c. 5, L.
249/97, ossia l’irradiazione dei segnale analogico in un’area geografica che
comprenda almeno l’80 per cento del territorio e tutti i capoluoghi di
provincia. Fin qui tutto bene (tranne per le tv locali che si dannano da anni
per la copertura di microbacini…).
Peccato, però, che molti degli impianti più appetibili
(compresi
negli elenchi A e B del bando)
incidono su aree già illuminate da isocanali di emittenti private assolutamente
incompatibili, sicché quello che demagogicamente è stato presentato come l’unico
tentativo di conseguire quello che sarebbe stato da attuare in applicazione dei
principi sacrali della L. 223/90 rischia di divenire uno dei tanti pasticci
italiani che si trascineranno per anni nelle aule dei tribunali italiani.
Già, perché, molto probabilmente, così finirà: con la solita querelle
giudiziaria che coinvolgerà il Ministero. Intanto il principale candidato ad
accaparrarsi queste frequenze (Gruppo Editoriale Espresso) resta alla finestra.
Ma meglio restare alla finestra oppure a bocca asciutta come le tv locali?
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