Il Manifesto commissariato dal Governo; l’amministrazione della società sarà affidata ad uno o più commissari nominati dal Ministro dello sviluppo economico e non più ad un consiglio di amministrazione nominato dalla cooperativa. Le mani degli esecutivi sui giornali, ecco gli effetti dei tagli lineari del ragionier Tremonti. Nessun distinguo, nessuna norma di razionalizzazione del sistema, nulla di tutto ciò nelle misure varate dal precedente Governo, solo un taglio così secco, contro gli sprechi, lo slogan, contro i giornali veri, la sostanza. E, soprattutto, la creazione di uno stato di dipendenza assoluto dai Governi con l’abolizione del diritto ad accedere al contributo sulla base di una legge; con l’abolizione del diritto soggettivo la sopravvivenza di quasi cento quotidiani dipende esclusivamente dalla buona volontà del Governo, eliminando alla radice la funzione dei giornali stessi. Il Manifesto commissariato è l’emblema del generale commissariamento del pluralismo dell’informazione nel nostro Paese. Sono gli effetti delle norme scritte e volute qualche anno fa dal Prof. Masi che ha messo in ordine l’informazione in Italia, prima i giornali e poi la Rai. Sono gli effetti della gestione di temi costituzionali con spot, piccolo spazio pubblicità. E con il populismo del dissocio me, me stesso, l’azienda ed il Governo si è dissociata l’informazione, in nome del populismo e della dilagante demagogia di una politica che guarda a se stessa ed in nome di sé stessa sta facendo piazza pulita degli ultimi squarci di democrazia. Di cui il Manifesto è un simbolo.
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