Categories: Giurisprudenza

IL DISCORSO DI FINI A COMMENTO DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA POSTA DAL GOVERNO

È in corso in Aula alla Camera la discussione del disegno di legge Finanziaria (A.C. 2936-A). A seguito dell’intervento del Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che ha posto la questione di fiducia sull’art. 2 del testo in discussione, è intervenuto il Presidente della Camera, Gianfranco Fini.
“Desidero ricordare – ha detto Fini – che durante il dibattito in Commissione” della legge Finanziaria “non vi era stato da parte delle opposizioni alcun atteggiamento che potesse essere definito di tipo ostruzionistico. Ricordo altresì che, alla luce degli emendamenti che sono stati ritirati questa mattina, la situazione vedeva presentati in tutto centoquattro emendamenti al testo, di cui sessantasette da parte dei gruppi di opposizione e trentasette da parte dei gruppi della maggioranza”.
“Quanto ai tempi previsti per l’esame in Assemblea, ricordo che, ai sensi del nostro Regolamento, si trattava di tempi contingentati, tempi che avrebbero consentito, anche qualora non fosse stata posta la questione di fiducia, di giungere all’approvazione della legge nei tempi previsti, compatibili con il successivo esame da parte del Senato”.
“La Presidenza ritiene che la posizione della questione di fiducia da parte del Governo non possa essere in alcun modo considerata, alla luce di quanto detto, una decisione di carattere tecnico, non essendo in alcun modo giustificabile con la finalità di superare ostacoli di tipo procedurale, di fatto inesistenti, frapposti dalle opposizioni.
La scelta di porre la questione di fiducia
non può che essere considerata dalla Presidenza come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra Governo e opposizioni, ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il Governo”. “È la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione assunta dal Governo, perché, di fatto, impedisce all’Aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.

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