“Per valutare quale e quanta libertà di stampa ci sia nel nostro paese è consigliabile fare un raffronto con altri paesi di sicura affidabilità democratica per ciò che concerne l’informazione”. Per questo, nel saggio ‘Troppi Farabutti, il conflitto tra stampa e potere in Italia’, l’avvocato Flamminii Minuto (da quarant’anni tra i penalisti più impegnati nella difesa legale dei giornalisti) spiega che la libertà di stampa in Italia non c’è mai stata perché “una valanga di leggi impedisce la libertà di stampa”.
Dopo essersi soffermato sull’avvento dell’editore ‘impuro’, che ha interessi in altri settori industriali e si trasforma in un “fabbricante di prodotti smerciabili sul mercato che difende la sua merce di fronte alla pubblica opinione e alla concorrenza”, Flamminii Minuto spiega che anche la figura del giornalista è cambiata. “Oggi corrisponde di più alla figura di un mite funzionario dipendente che non a quello di un cane che cerchi fiutando notizie interessanti”.
Tutto ciò anche se fare il giornalista ha costituito il sogno di generazioni che aspiravano alla giustizia e ritenevano che uno strumento per raggiungerla fosse proprio quello di scrivere sui giornali, ma questo sogno “è stato spazzato via dal sinistro connubio tra politici, editori e giornalisti”.
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