Antonio Marano, presidente Rai facente funzioni, si schiera a difesa del canone. E non è mica una banalità. Considerando che progetti per tagliare i costi dell’abbonamento Rai, ogni qualvolta si inizia a ragionare di manovra, spuntano come funghi. Marano, su questo, è sicuro. Anzi, netto. Il canone è uno strumento di inclusione. E spiega perché, al seminario pubblico di discussione del paper della Fondazione Astrid ’Per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo’ realizzato da Fernando Bruno, Vincenzo Lobianco, Antonio Perrucci e Augusto Preta.
“Il canone per me è un modo per garantire informazione e servizio anche a chi non può sostenere i costi crescenti dell’offerta televisiva a pagamento”. Insomma uno strumento utile a combattere la povertà tecnologica” e a perseguire la necessità di “non lasciare indietro nessuno”. Ma non basta. “Dove c’è un editore, un direttore, un giornalista, l’informazione per essere vera, per essere certificata, costa”. Sembrerebbe una banalità ma non è certo così. Anzi. Purtroppo viviamo un’era in cui si pretende gratuità senza sapere che, se qualcosa non si paga (specialmente online) vuol dire che alla fine il “prodotto” siamo noi.







