I Radicali accusano: “Colpire Radio Radicale è una scelta deliberata”. Alza i toni il segretario della formazione politica. E denuncia direttamente una strategia che sarebbe stata messa in campo dal governo. Per colpire la radio che, da quasi cinquant’anni, porta i lavori delle Aule delle istituzioni e della politica nelle radio degli italiani. Una vicenda, questa, che farà infiammare il dibattito da qui ai prossimi giorni. Almeno finché non si troverà una quadra, una soluzione. Già, perché l’aver deciso di dimezzare il valore della convenzione rischia di far saltare gli equilibri dell’emittente. E, come ha già denunciato la direttrice Giovanna Reanda, Radio Radicale rischia davvero molto: “Ai più potrebbe sembrare un semplice ridimensionamento ma per noi rischia di essere discrimine tra esistenza e chiusura”.
Adesso sono i Radicali con il segretario Filippo Blengino ad alzare la voce per chiedere chiarezza sul futuro (e sul sostegno) all’emittente: “Colpire Radio Radicale è una scelta deliberata contro un presidio di trasparenza che, da quasi mezzo secolo, rende visibile ciò che il potere preferirebbe restasse opaco. Radio Radicale trasmette tutto, senza filtri e senza convenienze”. Quindi la sfida: “Un esecutivo sicuro di sé non teme una radio che non censura. Un esecutivo fragile sì. Tagliare lì significa voler ridurre lo spazio del controllo democratico, significa considerare l’incredibile archivio politico (il più grande al mondo) un fastidio”. Più che una provocazione, per Blengino si tratta di “un segnale inquietante”. Davanti al quale lui e i radicali hanno deciso di alzare la voce: “Noi non assisteremo in silenzio a questa operazione. Difendere Radio Radicale oggi significa opporsi a una concezione del potere che preferisce meno trasparenza e meno controllo. E su questo non faremo un passo indietro”.
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