La crisi è sotto gli occhi di tutti, certo. Ma editori, giornalisti e stampatori sono d’accordo: il giornale di carta non è malato così grave da temere il peggio. I quotidiani non moriranno. Cambieranno, questo sì. Ci vorranno ottimismo, contenuti di qualità. Bisognerà ripensare al giornalismo in termini di multimedialità. Ogni giocatore di questa partita dovrà collaborare nel cambiare atteggiamento e approccio alla professione. E allora la crisi potrà diventare un’opportunità piuttosto che un punto d’arrivo.
E’ questa la sintesi emersa da due giorni di Conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa italiana, a Bari. Dodicesima edizione di un evento voluto da Ifra (la più importante associazione mondiale di ricerca e sviluppo), Fieg (la Federazione italiana degli editori) e Asig (l’Associazione stampatori di giornali).
Per il direttore del Corriere Della Sera Ferruccio de Bortoli, coordinatore di una delle tavole rotonde della Conferenza, «non bisogna avere paura del futuro» ma «è necessario cambiare clima psicologico, siamo troppo pessimisti, dobbiamo dimostrarci capaci di essere vicini ai nostri lettori sfruttando, ad esempio, il grandissimo valore della rete».
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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