Dall’introduzione della Google Tax in Spagna sono passati quasi nove mesi. Il Governo ha ufficializzato lo scorso 1° gennaio la legge che rende obbligatorio per gli aggregatori digitali di notizie (ad esempio Google News) il pagamento di un compenso agli editori, i proprietari delle notizie. Tuttavia, anziché aumentare, gli introiti degli editori sono diminuiti drasticamente: l’introduzione della Google ha avuto risultati disastrosi in Spagna.
All’indomani della decisione del Governo, Google decise immediatamente di chiudere il servizio dedicato alle news, ma la tassa ha spinto anche altri aggregatori a chiudere i battenti. In particolare InfoAliment, Multifriki, NiagaRank e Planeta Ludico hanno preferito cessare l’attività piuttosto che pagare questa tassa facendo sparire un canale per attrarre i lettori.
L’associazione di editori spagnoli Asociación Española de Editoriales de Publicaciones Periódicas (AEEPP) ha quindi deciso di realizzare uno studio per evidenziare le conseguenze negative provocate dalla Google Tax. Dall’analisi risulta chiaro il legame tra la diminuzione dei lettori (a causa della chiusura degli aggregatori) e la diminuzione degli introiti pubblicitari. La tassa riuscirebbe anche a frenare lo sviluppo di nuove realtà e l’espansione dei piccoli editori, dato che manca l’appoggio di altri canali di distribuzione delle notizie. Ancora una volta una tassa che doveva essere salvifica finisce solo col peggiorare le cose in men che non si dica.
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