Giornalisti aggrediti e derubati alla manifestazione per la sicurezza a Genova

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Giornalisti aggrediti e rapinati alla manifestazione per la sicurezza a Genova. È accaduto nel capoluogo ligure, nel quartiere di Sestri Ponente. Ai cronisti è subito arrivata la solidarietà delle organizzazioni di categoria, del sindacato e delle istituzioni. I fatti sono arrivati al culmine di giorni interi di tensione che sono culminati in una contromanifestazione indetta dalla sinistra in piazza Baracca. Proprio mentre i cortei si stavano fronteggiando, è accaduto il fattaccio. I manifestanti si scambiavano insulti, i giornalisti beccavano pugni e, alla fine della fiera, sono stati pure “alleggeriti”.

Una situazione che è tornata alla normalità con l’intervento delle forze dell’ordine. Ma la ferita rimane. E l’Ordine dei giornalisti Ligure ha presentato la sua solidarietà ai cronisti aggrediti. “Nel quartiere genovese di Sestri Ponente i cronisti che stavano seguendo una manifestazione organizzata da Genova Insicura sono stati aggrediti sia fisicamente che verbalmente e un collega è stato derubato del telefono cellulare”. Ma non è tutto: “Il momento di maggiore tensione si è verificato quando il corteo si è avvicinato al contro presidio, organizzato da Anpi e altre sigle, in risposta alla manifestazione. Associazione Ligure dei Giornalisti, Ordine Ligure dei Giornalisti e Gruppo Cronisti Liguri esprimono totale solidarietà ai colleghi e auspicano che i responsabili di tali violenze vengano immediatamente identificati e che le istituzioni e la politica tutta prendano in maniera immediata e netta le distanze e condannino quanto accaduto”.

Anche la Fnsi si schiera dalla parte dei colleghi. “In questo Paese ogni manifestazione diventa l’occasione per prendersela con i giornalisti, aggredirli, limitare la libertà di informazione. È una situazione gravissima, di ignoranza e di violenza diffuse”, si legge in una nota. Che prosegue: “Addossare ai giornalisti la responsabilità del mondo che raccontano e interpretano, pensare che i giornalisti siano responsabili, non è semplicemente puerile, ma è profondamente pericoloso per la vita democratica di questo Paese. Non c’è più tempo, servono azioni e reazioni da parte del legislatore e della politica. Basta strizzare l’occhio ai violenti, vanno fermati. I giornalisti devono essere messi nelle condizioni di fare il proprio mestiere senza correre rischi sproporzionati”.

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