Diventa possibile “schermare” la proprietà delle imprese editrici. I giornali di partito mettono in salvo i contributi anche se la testata passa di mano. E i prepensionamenti si estendono ai giornalisti dei periodici. Sono queste alcune delle novità in arrivo per il settore dell’editoria, inserite in Parlamento nel decreto milleproroghe (207/08): che, approvato martedì dalla Camera, attende di essere pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale».
È l’articolo 41-bis del decreto a occuparsi di editoria. In primo luogo, ritoccando la legge 248/06, si amplia l’ambito soggettivo della disposizione che concede i contributi ai quotidiani o ai periodici organi di partito o movimenti politici, anche se non hanno più rappresentanti in Parlamento. I fondi sono ora riconosciuti non solo alle «imprese» ma anche alle «testate» di giornali di partito senza più rappresentanti, se, al 31 dicembre 2005, avevano maturato il diritto ai contributi. Con la modifica introdotta, sarà possibile trasferire la testata senza perdere i contributi, mentre sinora era necessario cedere l’editrice.
Il decreto elimina poi i problemi applicativi sorti con la legge 62/01, che imponeva che le società socie di imprese editrici, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione al capitale, fossero direttamente controllate da persone fisiche. Ora si chiarisce che il controllo può essere anche indiretto. Inoltre, debutta la possibilità di intestazione fiduciaria della partecipazione di controllo in società editrici: il requisito del controllo da parte di persone fisiche è riferito ai fiducianti. La norma non cancella del tutto la trasparenza degli assetti societari, assicurata dall’obbligo per la fiduciaria di comunicare i nomi dei fiducianti all’Autorità garante delle comunicazioni per la gestione del Roc. Ma di certo si consente la “schermatura” verso l’esterno dell’assetto proprietario delle editrici.
Ancora: il decreto corregge la manovra d’estate (decreto legge 112/08) e fissa un ordine di priorità nell’erogazione dei contributi a favore di quelli «diretti» rispetto agli «indiretti» (come le tariffe agevolate postali), che pare contraddire gli orientamenti espressi pochi mesi fa. C’è, infine, la partita dei prepensionamenti per le aziende in crisi. La possibilità di ricorrervi viene estesa ai giornalisti dei periodici e vengono stanziati altri 10 milioni. E i datori di lavoro, se presentano piani che “costano” più di 20 milioni l’anno, dovranno versare un contributo aggiuntivo all’Inpgi. (Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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