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GHIONNI: BASTA PARLARE DI EDITORIA SOLO IN EMENDAMENTI CHE IMPONGONO TAGLI. CI VUOLE UNA RIFORMA

Nella rubrica settimanale di Puzzle, curata e condotta da llaria Storti, si è parlato di una riforma naufragata sul nascere: quella dell’editoria. Dopo un solo incontro tra Governo e parti sociali, non si parla più di nuove regole ma solo di tagli al fondo pubblico. Tagli che causeranno la chiusura di cento giornali del no profit, cooperativi e di partito, e la scomparsa di 4mila posti di lavoro. Tagli che probabilmente saranno in parte confermati dal maxiemendamento al ddl stabilità in esame al Senato. In studio sono intervenuti Enzo Ghionni, presidente della File (Federazione italiana liberi editori), e Paolo Gallo, della segreteria nazionale Fistel.
Ghionni ha sottolineato la situazione drammatica e instabile di un settore dove le imprese sono appese, ogni anno, alle decisioni arbitrarie del Ministro di turno o del Governo di turno per sapere se avranno le risorse necessarie ad andare avanti e a pagare tutti i lavoratori. Il Governo, questo governo in modo particolare, si è occupato dell’editoria solo attraverso tagli ai fondi «con decreti legge sui quali poi è stata posta la questione di fiducia». Eppure si tratta di un argomento tutelato dalla costituzione e che dovrebbe, invece, essere affrontato in Parlamento. Ghionni, provocatoriamente, chiede di levare i contributi all’editoria: «se si ritiene che i contributi debbano essere tolti, allora vanno levati, ma chi lo fa si deve assumere la responsabilità. Non sulla base del taglio dei fondi ma sulla base del fatto che qualcuno si assume la responsabilità di quello che succederà. E quello che succederà è un mondo dove ci saranno pochissimi giornali».
Per evitare che casi come quello dell’Avanti gettino fango su tutto il settore, a parere del presidente della File, «ci vuole una legge che detti «regole precise e imponga meccanismi semplici che facciano in modo che queste regole vengano rispettate». Inoltre, è essenziale che i contributi statali vengano legati all’occupazione perché per «fare un giornale ci vogliono giornalisti».
«In questo momento ci sono – continua il presidente della File – due cose importanti da fare: ripristinare i fondi per permettere alle imprese di sopravvivere e fare una riforma, preparare un testo sul quale poter discutere. Possibilmente, sottolinea Ghionni – queste riforme vanno fatte dal Parlamento».

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