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GASPARRI: «CAMBIARE IL SISTEMA TV NON UNA PRIORITÀ. PRIMA MENO TASSE E PIÙ LAVORO. INOLTRE PENALIZZARE MEDIASET NON SERVE»

Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, replica alla proposta di Pierluigi Bersani di riformare il sistema tv: «Ci sono altre urgenze: tasse, recessione, disoccupazione. Il Pd ha preso il caso della vendita di La7 come pretesto per colonizzare il sistema tv. Inoltre penalizzare Mediaset [a cui i democratici vorrebbero imporre un tetto alla raccolta pubblicitaria, ndr] non servirebbe.
Il sistema televisivo è regolato dalla legge n.112 del 3 maggio del 2004, nota proprio come legge Gasparri, dal nome de ministro all’epoca responsabile della materia. E il Pd ha annunciato che, se vincerà le elezioni, cambierà le regole attuali. Il tutto per combattere il conflitto di interessi, le posizioni dominanti e l’ingerenza della politica nella tv.
Gasparri, in un’intervista al Messaggero, ha affermato che cambiare la legge sui media televisivi non è una priorità per gli italiani. «Ci sono altre urgenze. I cittadini ci chiedono di abbassare le tasse, togliere l’Imu, combattere la disoccupazione giovanile. Il Pd, invece, è in preda a furori ideologici e ha preso il caso della vendita di La7 a Cairo come pretesto per colonizzare il settore televisivo», ha dichiarato Gasparri. Lo stesso discorso vale per il problema del conflitto di interessi. «Durante la campagna elettorale nessuno mi ha parlato di tale problema. È più importante combattere la recessione e ridurre la pressione fiscale arrivata al 45%», ha precisato il senatore del Pdl.
In merito alla decisione del cda di Telecom Italia di concedere l’esclusiva della trattativa per la vendita di La7 a Urbano Cairo, imprenditore torinese e presidente della concessionaria della pubblicità del settimo canale, Gasparri ha puntualizzato: «La7 è una tv minore che non è riuscita a decollare. Penalizzare le aziende più sane [il riferimento sembra essere a Mediaset a cui il Pd vorrebbe imporre un tetto del 30 % alla raccolta pubblicitaria, ndr] non risolve i problemi. Anzi favorirebbe i giganti internazionali».

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